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Latina, riconoscimento a 8 donne che votarono al Referendum del 1946. Ecco le loro storie

voto_donneIn occasione del 70° Anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana la città di Latina vuole ricordare l’importanza di quel voto, non solo perché ha dichiarato la fine della monarchia, ma anche perché ha dato la possibilità alle donne di votare per la prima volta. Durante la cerimonia del 2 giugno, che avrà inizio alle ore 9 con l’esibizione della banda di Latina, è prevista, alle ore 9.30 circa, la consegna di Attestati di riconoscimento a 8 elettrici, residenti nella provincia, che nel 1946 hanno votato per la prima volta e saranno ricordate, attraverso la lettura delle loro testimonianze.

Di seguito sono riportate le storie di alcune delle donne.

TERESA CONTE è nata a Minturno l’8 ottobre del 1915.
Cento anni e non sentirli, anzi raccontarli. Teresa ha votato nel 1946 nella frazione di Tremensuoli (Comune di Minturno), dove è nata. La sua è una storia semplice, la storia di una contadina, che però ha vissuto l’esperienza più drammatica di tutte: la guerra. I suoi ricordi sono inevitabilmente drammatici, sono quelli di una donna che ha perso molto ma che ha saputo reagire alle avversità della vita. Minturno si trovava proprio sulla linea Gustav dove si sono fronteggiati tedeschi e alleati. I tedeschi sono arrivati prima e le hanno ordinato di abbandonare la casa di Tremensuoli dove viveva con i suoi due bambini e il marito. È scappata sulle montagne vicine ma poi i soldati sono arrivati anche lì ed è stata “sfollata” a Cesano (Roma). Qui ha dovuto vivere un altro dramma: la morte del figlio più piccolo, aveva solo tre anni e mezzo. Teresa è tornata a Tremensuoli nel 1945 e nel ’46 ha votato per la prima volta. “Quello che mi ricordo è che quando ho votato mi chiedevo perché? A che serve questo? Sono andata al seggio insieme a mio marito e ho fatto quello che mi aveva detto lui. Ma non sapevo a che servisse. Pensavo comunque che fosse una cosa buona. Era appena finita la guerra e ci aspettavamo qualcosa di meglio, di buono”.

GIULIANA DE NARDIS è nata a Roccagorga il 15 gennaio del 1923 e vive ancora lì.
Giuliana è stata la sarta del paese e la sua è una storia originale che rimanda un ritratto nitido del dibattito politico che accompagnò il referendum del 1946 anche in un piccolo centro di montagna qual è Roccagorga. Giuliana ha preso il “diploma elementare” come dice lei, cioè ha frequentato tutte e cinque le classi delle elementari, che per l’epoca e soprattutto per le donne era molto spesso un traguardo irraggiungibile. E’ stata protagonista a suo modo di quella stagione elettorale che per la prima volta riguardò anche le donne. Giuliana ha votato per la Monarchia e ha fatto propaganda elettorale porta a porta. Andava a casa di parenti e conoscenti e invitava a votare per il Re e molti le rispondevano: “Sì, io voto la Regina”. Si fecero ingannare dal simbolo della Repubblica, una coroncina. Giuliana dice che molti suoi compaesani in questo modo furono convinti di scegliere la Monarchia invece votarono per la Repubblica. “Il voto – come ci ha detto ancora Giuliana – fu molto sentito in paese e le persone andarono ad assistere ai comizi portandosi le sedie da casa”. Lei ha votato presso la ex casa del fascio e ricorda che c’era la fila alle urne perché tutti sapevano che era una “cosa importante”.

LUISA GUGLIETTA è nata a Lenola il 12 maggio del 1925. Oggi risiede a Fondi.

Luisa ha votato a Fondi nell’istituto Aspri (oggi omnicomprensivo), il 2 giugno del 1946 era incinta della prima figlia, una bambina morta nel novembre successivo. Ha votato Monarchia come le aveva detto di fare il padre perché così andavano le cose allora. Per tutta la vita ha fatto la mugnaia e ancora oggi macina direttamente il grano nel mulino rimodernato che si trova al centro della città. Di quel giorno ricorda le schede elettorali e il fatto che non tutte le donne di Fondi andarono a votare perché la maggior parte non sapeva a cosa servisse e i padri o i mariti dissero loro di non andare. Lei stessa seppe che doveva votare pochi giorni prima del 2 giugno. “Devi andare pure tu, mi disse mio padre perché hai 21 anni adesso e ti tocca – sostiene Luisa – Quel giorno ho messo il mio vestito migliore perché mi sembrava che stessi facendo qualcosa di importante. Mi ricordo che poi in piazza Fondi ci furono i festeggiamenti di coloro che avevano vinto, ma diciamo che non mi interessava molto, ero incinta quindi avevo altro a cui pensare”. Nei ricordi di Luisa c’è più la guerra che il dopoguerra: “Fondi è stata rasa al suolo, ci hanno rubato tutto, anche il cavallo. Prima dell’arrivo dei bombardamenti avevamo portato 20 quintali di farina in montagna a Lenola, con i muli, e avevamo nascosto i sacchi sotto una capanna. Quando la guerra è finita siamo andati a riprenderli, abbiamo riaperto il mulino e siamo sopravvissuti”.

AMELIA LAMESI è nata a Veroli (provincia di Frosinone) il 13 agosto del 1924. Oggi risiede a Fondi.
Amelia è arrivata a Fondi quando aveva due anni, con la sua famiglia, e ha sempre vissuto al salto di Fondi, sul mare. Ha fatto la contadina e ha avuto quattro figli. Il 2 giugno del 1946 ha votato nel seggio allestito presso la scuola del centro della città e ricorda di essere andata alle urne a bordo del cassone di un camion. “Quel camion era stato messo a disposizione dal Comune, è stato una sorta di autobus per raccogliere tutti i giovani aventi diritto al voto che si trovavano nelle campagne e che altrimenti non avrebbero saputo come recarsi alle urne perché non c’erano altri mezzi di trasporto, non tutti avevano la bicicletta”. Amelia ci ha racconta che il “viaggio” di andata e ritorno dal Salto di Fondi al centro fu una specie di festa perché alcuni “passeggeri”- elettori avevano l’organetto e suonarono per tutto il tragitto. Quel giorno per lei fu come una scampagnata tra amici, ma si percepiva la consapevolezza che stava accadendo qualcosa di importante, che le cose stavano per cambiare.

GIUSEPPINA RICCARDI è nata a Fondi il 4 aprile 1925. Oggi è residente a Fondi.
La signora Giuseppina non ha figli, per tutta la vita ha fatto la contadina, vive sulla provinciale per Lenola e appartiene alla Fondi che è andata avanti grazie all’agricoltura, che ha creato un’economia di produzioni orticole oggi conosciuta in tutta Europa. Sia lei che il marito hanno sempre lavorato in agricoltura. Del giorno del referendum ha pochi ricordi nitidi ma racconta che fu un giorno speciale perché c’era la fila ai seggi e molti avevano indossato l’abito della festa, delle occasioni importanti e quella le sembrò un’occasione importante anche per le persone più semplici e anche per le donne, dunque anche per lei.

ROSA ROSATI è nata a Castro dei Volsci (provincia di Frosinone) e residente a Terracina dal 1933
Rosa è vedova, si è trasferita a Terracina da bambina insieme alla sua famiglia e anche il giorno del referendum del 1946 si recò alle urne con i genitori. Ci ha raccontato che i seggi elettorali erano stati istituiti nel Centro Storico Alto della città, presso Palazzo Braschi (detto Palazzo del Papa). Lei abitava nella parte bassa e dunque andare a votare fu possibile solo con un piccolo viaggio in bicicletta per tutta la sua famiglia. Al seggio fece la fila proprio perché c’erano molte donne che votavano per la prima volta. “Ero felice di poter scegliere, di poter dire anche io la mia, di contare in una cosa importante”. Da allora Rosa ha sempre votato, in tutte le consultazioni elettorali perché convinta, appunto, di poter contribuire alla scelta delle persone che “ci debbono governare”. Ha saltato solo l’ultimo referendum di aprile scorso per motivi di salute.

ANTONIETTA ULVIERI è nata a Gaeta il 25 marzo  del 1922
Antonietta è la moglie di un pescatore, ha fatto la casalinga, ha avuto quattro figli e una vita vissuta come la vivono le donne dei marittimi: sole durante l’imbarco dei propri mariti. L’assenza del marito ha fatto sì che Antonietta diventasse la figura centrale nella sua famiglia. Il ruolo importante che Antonietta era riuscita ad assicurarsi non corrispondeva a quello che le donne avevano nella società contemporanea. Per questo quel voto espresso il 2 giugno del 1946 fu per Antonietta una forma di riscatto sociale. “Ho un ricordo chiaro, nitido, del momento in cui sono andata a votare.–racconta- Quelli erano gli anni in cui la donna si occupava della casa, dei figli e del marito. Non aveva voce in capitolo nelle questioni politiche. Noi donne, relegate sempre in ruolo sociale secondario, non eravamo state messe in condizioni di capire di politica e società. Andare a votare fu per me una gioia: come donna mi sono sentita considerata. Per la prima volta veniva chiesto anche il mio parere. Il mio voto fu espressione del mio pensiero, della mia voce. Ho votato per la Repubblica”.

OTTAVIA FIORATTI è nata a Cataloi (Romania) il 14 marzo del 1923. Oggi risiede ad Aprilia.
La famiglia di Ottavia apparteneva alla colonia italo rumena rientrata in Italia tra il mese di marzo e ottobre del 1940. L’Opera Nazionale Combattenti, nell’ambito dell’immigrazione interna delle terre bonificate, assegnò alla famiglia il Podere n. 2711 in località Fossignano, Aprilia. Sfollata al tempo della guerra e trasferita in treno in direzione Monterotondo, la Signora Ottavia ricorda il bombardamento che colpì anche la testa del convoglio su cui viaggiava e dal quale uscì miracolosamente illesa. Tornata ad Aprilia nei primi mesi del 1946 si sposò con il marito si trasferì nel Podere n. 2588 in Via Toscanini, dove tutt’ora risiede. Il 2 giugno 1946 si recò alle urne e per partecipare alle votazioni per il referendum (non ricorda per chi ha votato).

GISELDA SFERINI è nata a Priverno il 07 novembre del 1922. Ancora oggi risiede a Priverno.
Le prime parole pronunciate dalla sig.ra sono state: “a me ha fatto molto piacere andare a votare e mi sono detta ma guarda un po’ pure le donne finalmente contano un po’”!!!Poi ricorda di essersi recata a votare presso il seggio posto all’interno dell’allora scuola elementare di San Nicola e di aver votato per il Re. Ricorda anche che “la scheda era grande” e che a votare ci è andata da sola e ben vestita. Giselda ha frequentato la scuola fino alla terza elementare e sapeva leggere e scrivere, era andata ad apprendere il mestiere della sarta e visto che le riusciva bene la madre le aveva comprato, con parecchi sacrifici, una SINGER, funzionante ancora oggi, poi aveva aperto un laboratorio dove cuciva dei bei abiti da sposa creati da lei ed aveva 4 o 5 ragazzette che oggi potremmo chiamare apprendiste, “si stirava usando il ferro riscaldato con il carbone”. Suo padre, aveva lavorato alla bonifica come capo squadra “perché era bravo e preciso”. Durante il periodo bellico, mentre il padre era nascosto in una soffitta del centro storico per non essere preso e mandato in Germania, lei, la sua famiglia e dei parenti erano sfollati nella zona collinare di Priverno detta “Boschetto”, vivevano tutti in una capanna “fatta solo di canne”; lei che era svelta andava in bicicletta da Priverno a Borgo Hermada da una zia per recuperare “nu poco de fagioli, patate e frutta se c’era” per aiutare sfamare la famiglia, ma la sua bicicletta era “proprio un ferro vecchio nun ciaveva nimmanco li freni”.

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