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Scuola, a Latina alunni stranieri al 7,4%

bambini-scuola-latina-alunni«Sono sempre più italiani. E il sorpasso anche a Roma e provincia lo conferma: il 51,2% degli studenti stranieri appartiene a quelle seconde generazioni che sono nate e cresciute nel nostro paese. Parlano fluentemente l’italiano, hanno gli occhi a mandorla o la pelle olivastra e sono abituati a giocare a calcio nell’ora di educazione fisica e a mangiare pizza in quella della ricreazione. E mentre si fa largo la terza generazione, in Parlamento è fermo il dibattito sulla legge per la cittadinanza: sono ancora stranieri». Laura Serloni su Repubblica propone un reportage interessante.

Gli alunni non ancora italiani a Roma e nell’hinterland sono 61.172, nella scuola dell’infanzia 11.243; nella primaria 22.006; in quella di I grado 12.781; 15.142 nei licei ed istituti tecnici. ‘I nati in Italia – spiega Vinicio Ongini dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri, istituito un anno e mezzo fa dal ministro dell’Istruzione – sono 31.335, ovvero il 51,2%, e, per la prima volta, assistiamo al sorpasso. La percentuale è più alta e arriva fino all’80% alle materne ed elementari, qui 8 bambini su 10 di genitori immigrati sono nati in Italia. Però il segmento più interessante e nuovo è sicuramente quello degli adolescenti che sono venuti alla luce a Roma, hanno frequentato l’asilo e hanno già socializzato. Giovani che sono italiani a tutti gli effetti, tranne per la legge, perché si aspetta che la politica metta a punto la questione della cittadinanza che è in ballo da molto tempo.

I dati del Miur offrono una fotografia particolarmente nitida del rapporto tra scuola e immigrazione. E sono la spia del Lazio multiculturale. La percentuale maggiore degli alunni stranieri, contrariamente a quanto si possa pensare, è concentrata non a Roma ma a Viterbo dove sono il 10,1% del totale degli studenti, segue Rieti con il 9,3%, Latina con il 7,4% e Frosinone con il 5,3%.

Si pensa – spiega Ongini – che le grandi città siano quelle più multiculturali, invece da questo studio emerge schietta l’Italia delle piccole città, dove ci sono più possibilità di lavoro e la vita costa decisamente meno. La presenza degli immigrati è diffusa: in Lombardia è Mantova la città con più scolari stranieri, in Sicilia è Ragusa e non Palermo e così via. I numeri confermano l’idea di una migrazione policentrica, molto diversa da quella che avviene nelle grandi capitali europee. È un modello di immigrazione diffuso, figlio dell’Italia dei mille Comuni e dei tanti campanili.

Nella penisola sono 814mila gli alunni con cittadinanza non italiana, il 9,2%. Le nazionalità più presenti sono i romeni, gli albanesi, i marocchini e i cinesi. A Roma, invece, il principale gruppo non compare neanche nella classifica nazionale: sono i filippini, con il 19,9%, i più presenti tra i banchi delle scuole capitoline, quindi 1 su 5. Seguono i bimbi della Romania con il 14,8%, i peruviani con il 12,5%, i moldavi con l’8,4% e gli ucraini con il 7,4%. ‘Siamo abituati a vedere cinesi, africani, bengalesi – conclude l’esperto – spesso sembra che la città sia in mano a questo tipo di immigrazione, invece non è così. I principali gruppi presenti in città sono figli di immigrati che fanno lavori meno visibili e interni, nelle nostre case, lavorano come domestici o badanti mentre i cinesi hanno bar, ristoranti, la città è piena di loro insegne. E così la visione delle persone ne esce deformata.

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