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Organizzato ad Aprilia il clamoroso furto di preziosi nel museo di Villa Giulia a Roma

ori-furto-villagiulia-romaDopo tre anni di indagini, intercettazioni, inseguimenti rocamboleschi, tornano a casa, recuperati quasi per intero dai carabinieri dei beni culturali, gli ori da mille e una notte della Collezione Castellani che una banda di incappucciati armata di asce e fumogeni rubò la sera di Pasqua del 2013 dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Si scopre anche che il furto fu organizzato ad Aprilia e coinvolse due pregiudicati incaricati di occuparsi della ricettazione della merce.

Dietro al clamoroso furto, che occupò per giorni le pagine dei giornali un po’ di tutto il mondo, con 27 capolavori dell’oreficeria ottocentesca volatilizzati, c’era una committente, una «ricca signora russa», spiegano gli investigatori, che con l’aiuto di un antiquario “mediatore” senza troppi scrupoli, pensava di portarsi a San Pietroburgo, quei tesori dell’oreficeria ottocentesca cesellati per regine e nobildonne.

«Per fortuna non è andata così», sospira il comandante dei carabinieri dei beni culturali Mariano Mossa. Ed è un sospiro di sollievo, quello del generale, che si aggiunge a quello del procuratore della repubblica Giancarlo Capaldo, il magistrato che dal primo minuto ha coordinato le indagini. Lui, che nel ’98, sempre a Roma, aveva risolto il caso dei due van Gogh e un Cezanne rubati alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna,
oggi parla di «un sogno che si avvera»: «Lo avevamo promesso alle funzionarie in lacrime di Villa Giulia», sottolinea quasi commosso. Mentre il ministro della cultura Dario Franceschini applaude: «è una grande giornata».

Di certo non è stata un’indagine facile. Quasi subito identificata dagli investigatori e spaventata dal clamore mediatico del colpo, la signora russa si è eclissata mandando a monte l’affare milionario per il quale aveva contattato l’antiquario romano. I carabinieri l’hanno fermata e identificata una settimana dopo il furto mentre stava per salire su un aereo per San Pietroburgo, accompagnata dalla figlia dell’antiquario. In borsa aveva il catalogo degli ori Castellani e nel suo iPhone c’erano le foto della sala del museo teatro della rapina, con tutti i particolari del sistema di sorveglianza. Ma sventato il pericolo di perdere la refurtiva all’estero, il caso ha rischiato di complicarsi ancora di più.
Perchè fallito l’affare con la russa, i rapinatori, «gente estranea al solito giro dei ladri d’arte», si sono poi rivolti a ricettatori locali, dividendosi la refurtiva nel tentativo disperato di piazzarla, con il rischio che si perdesse tutto.

Una prima parte del bottino, sette pezzi in tutto, è stata recuperata già nei primi mesi, gettata in strada al termine di un rocambolesco inseguimento proprio quando stava per passare di mano, ceduta da due pregiudicati della zona di Aprilia ad un libero professionista che avrebbe dovuto piazzarla ai suoi facoltosi clienti.

Il resto, altri 16 oggetti, è stato ritrovato pezzo pezzo nei mesi successivi, gli ultimi alla fine del 2015. Esecutori e ricettatori sono stati identificati e denunciati e proprio in queste ore stanno partendo i rinvii a giudizio a carico di sei persone. Le indagini però continuano, anche per ritrovare gli ultimi quattro oggetti, tra cui spiccano una splendida collana «con pietre incise e teste di barbaro in oro smeraldi e rubini» e pure la preziosa scatola originale, con la scritta «Castellani» che accompagnava un pendente con rubini e smalti.

«Qualcosa i ladri potrebbero averlo perso nella fuga», avverte il comandante del nucleo operativo Antonio Coppola. Tant’è, Alfonsina Russo, la soprintendente responsabile del museo, ha quasi le lacrime agli occhi. E ancora di più Ida Caruso, la funzionaria che per vent’anni si è occupata della collezione. Tutte e due non riescono a staccare gli occhi dal tesoro ritrovato, indicano uno ad uno gli oggetti, ne ripetono la storia. Ognuno è un tesoro unico, ripetono, dal superbo bracciale con serpenti e tripudio di pietre preziose eseguito su disegno di Michelangelo Caetani al raffinato tagliacarte con testina in avorio destinato alla regina Margherita. Ora sperano di riaverli presto a Villa Giulia. Il ministro lo ha promesso, «ora gli ori torneranno al museo».

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