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Velletri, droga e cellulari per i detenuti grazie a un agente corrotto

carabinieri-latina-arresto-casermaErano riusciti a far entrare nel carcere di Velletri almeno 15 schede telefoniche e 6 cellulari, con i quali continuavano a mantenere in attività gli affari criminali anche da dietro le sbarre. Il tutto con la connivenza di un infermiere ed un agente della polizia penitenziaria, i cui nomi compaiono nella lista delle 14 persone arrestate oggi dai carabinieri del Nucleo Operativo di Velletri, che ha portato a termine l’operazione «Input», ad oltre un anno dall’avvio delle indagini.

I reati contestati variano dalla ricettazione alla cessione di stupefacente, passando per corruzione e riciclaggio. Praticamente chiunque, nel carcere poco distante da Roma, aveva la possibilità di poter contattare l’esterno.

«Adesso in cella siamo in tre, tutti e tre a parlare al telefono», si vantava uno dei detenuti arrestati intercettato durante una conversazione con un parente. I carcerati si scambiavano continuamente sim e cellulari, con i quali riuscivano anche a «ordinare» sostanza stupefacente da smerciare poi all’interno dell’istituto. In un caso sono stati rinvenuti anche alcuni pizzini con cui un detenuto ordinava allo zio di consegnare ad un infermiere connivente un «telefono piccolissimo con due schede e un po’ di pasticche».

Sono state le intercettazioni telefoniche ed ambientali disposte dalla magistratura a scoperchiare quello che lo stesso procuratore di Velletri, Francesco Prete, non ha esitato a definire «un fenomeno preoccupante», non solo circoscritto a Velletri, ma diffuso sicuramente anche a Viterbo e a Rebibbia. «Sorprende la facilità con cui i detenuti riuscivano a introdurre droga e cellulari in carcere», ha spiegato il procuratore sottolineando poi come il problema debba «necessariamente essere arginato per evitare che i detenuti possano continuare la loro attività criminosa anche dal carcere».

Ed è proprio grazie alle intercettazioni, durate quattro mesi, che i carabinieri sono riusciti a sventare un tentativo di evasione da parte di alcuni detenuti, a conferma di come le maglie della sicurezza all’interno del carcere erano fin troppo larghe. In un caso, addirittura, un detenuto era riuscito a portare con sé il telefonino da Velletri a Viterbo durante il trasferimento da un carcere ad un altro. Durante l’operazione «Input», scattata questa mattina, i carabinieri hanno sequestrato anche alcune dosi di droga all’interno delle abitazioni di due indagati e alcune pasticche di stupefacente in una cella del carcere di Velletri.

Ma le indagini sembrano tutt’altro che concluse. Gli inquirenti vogliono infatti capire se e quanto possa essere diffuso il fenomeno non solo nel Lazio, ma in generale in tutte le carceri italiane. «Non si possono escludere fenomeni analoghi altrove», ha spiegato Prete prevedendo sviluppi dell’indagine in altri istituti di pena.

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