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Arrivati i primi siriani in Italia, 23 saranno ospitati ad Aprilia

bambina-profughi-siriani-aprilia-latina-profugoAvvolto nella bandiera della pace e con il figlio in braccio: cosi’ ha fatto ingresso al terminal 5 dell’aeroporto di Fiumicino il primo rifugiato siriano giunto a Roma da un campo profughi in Libano grazie ad un progetto pilota di ‘corridoi umanitari’, che prevede il trasporto a bordo di aerei di linea, in questo caso un volo Alitalia da Beirut. Subito dopo di lui, sono entrati gli altri: una specie di processione, 93 persone, tra cui 41 minori o bambini. Ovvero, ben 24 famiglie.

Ad attenderli, c’era tra gli altri il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, che dopo aver ammonito in un’intervista all’ Handeslblatt che «l’Europa è a un passo dal baratro», oggi ha espresso viva soddisfazione per una iniziativa – della società civile in coordinamento con le Istituzioni – che consente ai rifugiati più vulnerabili, ha detto, «di arrivare senza subire la violenza e i ricatti dei trafficanti di esseri umani» e che, allo stesso tempo, rappresentata «un messaggio» all’Europa.

Un messaggio reso possibile da un protocollo di intesa sottoscritto da ministero degli esteri, ministero dell’interno, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese. E che è il primo passo di un progetto che prevede l’arrivo di un migliaio di rifugiati in due anni: 600 dal Libano, 150 dal Marocco, 250 dall’Etiopia. Tutte persone che, così come i rifugiati giunti oggi, in ragione della loro condizione di vulnerabilità avranno un visto umanitario a territorialità limitata.

I 93 profughi siriani arrivati oggi hanno poi lasciato l’aeroporto di Fiumicino a bordo di 5 pullman, diretti in altrettante regioni: 30 verso Trento, dove saranno ospiti della locale Diocesi, altri 2 gruppi verso Reggio Emilia e Torino dove troveranno sistemazione a cura delle parrocchie delle due Diocesi; 23 ad Aprilia, sistemati dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che si occuperà anche di quanti saranno ospitati a Firenze. Un ultimo gruppo resterà a Roma, a cura della Comunità di Sant’Egidio. Tra di loro c’era chi sorrideva felice, chi abbassava gli occhi colmi di commozione. Come ad esempio una famiglia con una mamma e un papà che tenevano per mano i 5 piccoli figli, 4 maschietti e una femminuccia, che hanno a lungo salutato felici. Il loro arrivo, ha detto Gentiloni, manda «un messaggio» all’Europa, e non solo. E cioè, che «non si riesce ad affrontare il tema dei grandi flussi migratori con le decisioni unilaterali, innalzando muri o steccati. Queste – ha detto – sono decisioni pericolose e non funzioneranno. Rappresentano solo un rischio per l’Europa».

«Per far davvero fronte al tema migratorio, abbiamo bisogno di azioni diverse», ha sottolineato il ministro. «Certo Abbiamo bisogno della pace in Siria, e un filo di speranza si è aperto da sabato scorso con il cessate il fuoco», ma, ha detto, abbiamo anche «bisogno di moltiplicare la cooperazione con l’Africa, abbiamo bisogno di sostenere i Paesi come il Libano, la Giordania, la Turchia, che sono direttamente al centro dell’accoglienza di profughi e rifugiati. Abbiamo bisogno di condividere a livello europeo un’impegno comune». E «dentro questo ventaglio di iniziative, ci sono i corridoi umanitari, che in questo caso sono finanziati dall’8 per mille che viene alle organizzazioni non governative che hanno promosso l’iniziativa», ha detto ancora il ministro, aggiungendo di augurarsi che «il messaggio che giunge oggi da Roma sia un messaggio contagioso, e che ci siano altri Paesi in Europa che decidano di seguire questo esempio».

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