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Calcio, Gianni Rivera a Latina tra ricordi e riflessioni

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Gianni Rivera a Latina per presentare la sua autobiografia. Oltre ai rappresentanti della stampa pontina, sono accorsi in numerosi ieri mattina al centro commerciale “Morbella”, per poter vedere da vicino l’uomo simbolo di una generazione calcistica che mai come oggi sembra essere lontana anni luce. Un uomo integro, un esempio dentro e fuori dal campo che si è raccontato in oltre 500 pagine (pubblicate da “Edizioni Marconi Productions”) che ha avuto il piacere di presentare alla nostra città.
Un momento unico reso possibile grazie all’impegno della ASD Real Nascosa e del Caffè Di Re, organizzatori dell’evento.

Moderatore dell’evento il giornalista Marco Tosarello, emozionato nel porre le domande al primo Pallone d’Oro italiano nella storia del calcio. “Sono molto legato ai ricordi dell’infanzia – inizia a raccontare Rivera -, era il periodo della ricostruzione nell’immediato dopo guerra e ci si accontentava di poco. Oggi questo non basta più”.

Continua l’ex numero dieci del Milan: “Bisogna continuare ad essere se stessi anche quando si gioca ad alti livelli, è necessario restare con i piedi per terra. Io sono nato in una famiglia di contadini, avevamo poco, e questo mi ha aiutato e salvato”.

Alla domanda su quanto fosse diverso il calcio di ieri, sopratutto dal punto di vista economico, risponde così: “Quando giocavo nell’Alessandria il premio partita era di 59,000 lire e tornando a casa le nascondevo in tasca per paura che me li rubassero. Rispetto al calcio che vivevamo noi, vedo un calcio completamento diverso. Prima non era permessa tutta questa pubblicità, oggi invece è cambiato il sistema e siamo condizionati dalla cultura del denaro”.

Dpresentazione-rivera-3-2016alla prima fila che ospita i giornalisti arriva la domanda: “C’è qualche giocatore che le ricorda se stesso tecnicamente, dentro e fuori dal campo?”. “Io penso che ogni essere umano sia diverso dall’altro. Ognuno mette in evidenza le proprie caratteristiche personali, si può essere simili ma mai uguali”.

E’ chi scrive poi a chiedere a Rivera quali siano le cause della crisi del calcio italiano e della mancanza di talenti e numeri dieci al giorno d’oggi, ora che anche l’ultimo di una generazione di fenomeni, Francesco Totti, è al crepuscolo della sua carriera. “Il problema nasce già molti anni fa, quando si scelse di portare nel nostro campionato molti giocatori stranieri e non investire, invece, nei settori giovanili. I vivai sono fondamentali e oggi paghiamo scelte sbagliate fatte in precedenza” risponde l’Abatino.

C’è tempo poi per abbracci, foto e autografi con il campione di sempre. Gente di tutte le età attorno a Gianni Rivera anche solo per un saluto, a dimostrazione del fatto che le leggende sono immortali.

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