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FOTO Riesumata la salma del mostro del Circeo, ora nuovi esami sul Dna

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Un cold case famigerato torna d’attualità a oltre quarant’anni di distanza. La procura di Roma ha ordinato di riesumare i resti di Andrea Ghira, uno dei tre condannati, con Angelo Izzo e Gianni Guido, per il massacro del Circeo avvenuto nel 1975.

Due ragazze giovanissime – Rosaria Lopez, 17 anni, e Donatella Colasanti, 19 -, violentate e torturate in una villa: la prima muore per le sevizie, l’altra si salva fingendosi morta. Un caso che sconvolse l’opinione pubblica, sul quale scrisse tra gli altri Pier Paolo Pasolini. Nel 2005 una perizia ha stabilito che era di Ghira – da sempre latitante – il corpo sepolto a Melilla, enclave spagnola in Marocco, con il nome falso di Maximo Testa De Andres.

L’ex militante fascista si era arruolato nella Legione straniera spagnola ed era morto in Africa undici anni prima di overdose. Ma l’avvocato della famiglia Lopez ha chiesto con un esposto e ottenuto di riaprire il caso per stabilire con nuove, più moderne tecniche, con assoluta certezza che le ossa siano di Ghira. Il quale in questi decenni è stato più volte avvistato a Roma, in Kenya e altrove. L’iniziativa del pm Nicola Maiorano, resa nota dal programma di Rai 3 ‘Chi l’ha visto?’, ha portato a Melilla il legale dei Lopez, Stefano Chiriatti, la sua consulente genetica Marina Baldi e i periti della procura, Giuseppe Novelli e Giovanni Arcudi.

andrea_ghira_circeoIl dna sarà comparato con i campioni dei familiari di Ghira presi nel 2005. Dieci anni fa gli esami si conclusero con la dichiarazione che i resti erano con buona approssimazione di Ghira. Furono effettuati dalla professoressa Carla Vecchiotti, negli anni successivi autrice tra l’altro di perizie decisive nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher e della contessa Alberica Filo della Torre all’Olgiata.

Il massacro del Circeo avviene tra il 29 e il 30 settembre del ’75. Izzo, Ghira e Guido, ventenni figli di famiglie agiate, con simpatie fasciste e i primi due con precedenti per stupro e rapina, invitano le due ragazze che già conoscono a una festa. Invece le violentano e seviziano per un giorno e mezzo. Rosaria Lopez muore affogata in una vasca da bagno, Donatella Colasanti, colpita con una spranga alla testa, si finge morta. Gettate nel bagagliaio dell’auto, Colasanti riesce a farsi sentire quando gli assassini si allontanano: arriva la polizia, un fotografo scatta le immagini della ragazza morta e dell’altra massacrata. Colasanti vivrà fino al 2005, quando morirà di cancro a 47 anni, non credendo mai alla morte di Ghira.

Intanto i tre vengono condannati all’ergastolo, ma mentre Guido ottiene uno sconto di pena a 30 anni, risarcisce le vittime e dal 2009 è libero, Izzo diventa prima un ambiguo pentito dell’estrema destra, poi torna a uccidere. È sempre il 2005 quando sevizia e soffoca la moglie e la figlia 14enne di un ex boss della Sacra Corona Unita conosciuto in carcere. Ghira è sempre stato latitante, secondo alcuni protetto da amicizie potenti della famiglia. Sarebbe morto di overdose nel 1994 mentre era nel “Tercio” della Legione spagnola. Dieci anni dopo la conferma dal Dna. Ma ora la procura vuole nuovi esami per eliminare ogni dubbio.

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