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FOTO Gli indiani Sikh invadono Latina per celebrare il Guru

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Gli indiani sikh invadono pacificamente il centro di Latina per celebrare la ricorrenza della nascita del primo Guru della religione sikh, Shree Guru Nanak Dev Ji. Il corteo è partito dal parco comunale e ha percorso le vie del centro, con tutto il consueto rituale dei guerrieri con turbante arancione, lo spargimento dei petali, che precede il passaggio dei sacri libri e del guru raccolto in preghiera. Offerte simboliche di cibo ai presenti. Migliaia di indiani provenienti non solo dalla provincia di Latina hanno partecipato all’evento. La comunità indiana è composta da almeno quindicimila persone, in maggiori concentrazioni a Fondi, Sabaudia, Terracina e Latina. Dopo il corteo c’è stato un incontro ufficiale dei sikh con le istituzioni locali. L’iniziativa  è stata organizzata da Anolf Cisl insieme con la comunità indiana.

In provincia di Latina gli indiani provenienti dal Punjab e di religione sikh rappresentano una delle comunità più numerose. “Il loro contributo è fondamentale per interi settori economici, come l’agricoltura “, dice il segretario generale reggente della Cisl, Tommaso Ausili, che sarà presente alla cerimonia, con il Vescovo Mariano Crociata, il Prefetto Pierluigi Faloni, il commissario straordinario del Comune Giacomo Barbato, il Questore di Latina, Giuseppe De Matteis e Dhillon Singh Karamjit, presidente della Comunità Sikh.

“E’ un riconoscimento formale per tutti gli indiani che vivono nel nostro territorio. Una comunità laboriosa e pacifica che si inserisce gradualmente, ma sempre più profondamente, nel tessuto sociale. Basti pensare – continua Ausili – al gran numero di ragazze e ragazzi indiani che frequentano le nostre scuole. Le fanno con impegno e disciplina, superando, brillantemente, il gap linguistico”.

“E’ l’occasione per ribadire l’esigenza che a una comunità così numerosa e produttiva siano assicurati i servizi territoriali indispensabili – dice Catia Boboc – responsabile dell’Anolf (associazione migranti) della Cisl. Anche in questa giornata di festa – continua Boboc – non possiamo non ribadire l’esigenza che siano attuate politiche di contrasto più efficaci contro il grave sfruttamento lavorativo di cui sono vittime molti indiani. Aggiungiamo anche che sono urgenti interventi di sostegno affinché i lavoratori indiani possano vivere in case degne del nome . Misure di sostegno familiare, di sostegno scolastico per i giovani. Inoltre politiche di valorizzazione e integrazione culturale. Dobbiamo, purtroppo, dire che, nonostante il peso e l’importanza della comunità indiana , siamo lontani da avere un livello sufficiente di interventi”.

Nei prossimi giorni, sempre in occasione della festività legata alla nascita del primo guru e fondatore del sikhismo, altre cerimonie religiose si terranno presso i principali templi sikh presenti sul territorio provinciale a Sabaudia, San Vito e Fondi.

CHI SONO I SIKH. La parola ‘sikh’ significa ‘discepolo’. I sikh, non avendo caste, usano come cognome il nome del clan di appartenenza, preceduto da un nome intermedio che per gli uomini è Singh e per le donne è Kaur. Spesso però il nome del clan viene tralasciato (soprattutto all’estero) e il nome intermedio viene usato come cognome. Il nome Singh però non indica sempre un sikh, perché viene usato come nome anche dagli indiani (non sikh) delle regioni settentrionali.

Un sikh è una persona che crede in un solo dio e negli insegnamenti dei dieci Guru [‘Maestri’], custoditi nel Shri Guru Granth Sahib ji, il libero sacro dei Sikh. Inoltre questa persona deve assumere l’ AMRIT, il battesimo dei Sikh. La religione Sikh è stata fondata da Shri Guru Nanak ji, nato nel 1469, d.c. a Talwandi, un villaggio che attualmente viene chiamato ‘Nankana Sahib’ e che si trova nei pressi di Lahore (Pakistan). Il Sikhismo si basa su tre principi:ricordare il creatore in ogni momento, guadagnare lavorando onestamente; condividere il guadagno. Le sacre scritture non riconoscono il sistema delle caste e nemmeno approvano l’adorazione degli idoli, i rituali e le superstizioni. I sikh considerano venerabile solo la parola del creatore rappresentata dalle sacre scritture dei guru. I guru sikh non hanno sostenuto la necessità della vita ascetica e dell’isolamento dal mondo per guadagnare la salvezza. Quest’ultima può essere raggiunta da chiunque si mantenga onestamente e conduca una vita normale. Non esiste un clero nel Sikhismo. Ai sikh è proibito ogni tipo di dipendenza da sostanze, come l’alcol, tabacco e altro; in più non possono mangiare qualsiasi tipo di carne, pesce e uova; o tagliarsi i capelli/peli del corpo (derogabile per esigenze di lavoro e di salute) . Un sikh deve considerare la moglie di un altro uomo alla stregua di sorella o madre, e la figlia di un altro come sua. La stessa regola è applicata anche alle donne. L’istituzione del “Langar” (cucina comune) serve a creare uguaglianza sociale fra l’intero genere umano. Essa è un luogo in cui persone di estrazione sociale alta e bassa, ricchi e poveri, istruiti e ignoranti, re e mendicanti, o di altre religioni condividono tutti lo stesso cibo, sedendo insieme in un’unica fila. Si ritiene che la donna abbia la stessa anima dell’uomo e che quindi goda degli stessi diritti dell’uomo ad una crescita spirituale, di partecipare alle congregazioni religiose e di recitare gli inni sacri dei templi sikh.

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