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Triplice omicidio a Latina, Zanier lascia il manicomio criminale

roberto-zanier-latinaRoberto Zanier ha lasciato l’Opg di Napoli, il “manicomio criminale” in fase di chiusura come disposto dalla legge. E’ stato trasferito in una Rems, a Subiaco. Si trata di una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, una delle 4 aperte nel Lazio per ospitare i detenuti degli Opg. Il parere positivo al trasferimento – scrive Il Messaggero – è stato concesso dal magistrato di sorveglianza di Napoli che ha confermato la misura di sicurezza per almeno 10 anni a carico di Zanier che seguirà un lungo e complesso percorso di recupero.

ASSOLTO. Il tribunale di Latina, il 10 dicembre 2014, aveva assolto Zanier perché «non imputabile in quanto totalmente incapace di intendere e volere al momento del triplice omicidio» avvenuto il 22 dicembre 2013 a Latina. Il giudice, Giuseppe Cario, aveva accolto la richiesta di rito abbreviato secco, lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per non imputabilità. Per Zanier, difeso dall’avvocato Daniele Giordano, è stata disposta una misura di sicurezza di 10 anni al termine dei quali sarà valutata la sua condizione e la sua pericolosità.

FOLLIA OMICIDA. Roberto Zanier il 21 dicembre 2013 uccise la madre Norina Londero e altre due persone: Elena Tudora, 44 anni, e il figlio Andrei Gabriel Bogdan, di 21 anni. Secondo il perito Zanier soffre di un «disturbo delirante complicato nella fase di compimento dei reati da un disturbo psicotico acuto». L’omicida è ossessionato da “presenze malvagie” e dal terrore per la “fine del mondo”.

LA PERIZIA. Durante l’incontro con il perito Zanier ha raccontato cosa accadde la sera del delitto. L’uomo è ossessionato da tematiche religiose, in particolare dalla fine del mondo e da “presenze malvagie”. Ha detto che quella sera lui era particolarmente turbato: la madre, Norina Londero, gli preparò una camomilla per calmarlo ma lui continuava a sentire “presenze maligne” e pensava che la pistola che aveva in casa era in qualche modo “maledetta”. Decise così di allontanare le presenze negative con la preghiera e invitò la madre a pregare con lui. Mamma e figlio pregarono a lungo insieme, forse un paio d’ore. Poi la madre disse al figlio che voleva andare a dormire, ma lui reagì male: prese la pistola e sparò due colpi uccidendola probabilmente quando era ancora sveglia e non nel sonno come si ipotizzò inizialmente. Dopo qualche ora dopo andò dal padre che non rispose al campanello e così suonò ai vicini e iniziò sparare contro di loro provocando altri due morti, madre e figlio: Elena Tudora, 44 anni, e Andrei Gabriel Bogdan, 21 anni.

IL VIDEO DOPO L’ARRESTO

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