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Crac Midal, parla Moneti: Denunciai per primo la corruzione in tribunale ma tutto fu archiviato

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Gianni Moneti

Una denuncia “inascoltata” sulla corruzione al tribunale di Latina, ben prima dell’arresto di Lollo e la sua cricca. La presentò l’imprenditore Gianni Moneti, implicato nel crac Midal, che denunciò il sistema di corruzione nella sezione fallimentare del tribunale di Latina. Ma la sua denuncia fu archiviata dalla Procura di Latina.

Dopo gli arresti clamorosi e soprattutto dopo le dichiarazioni di Lollo, Moneti chiese la riapertura dell’indagine sulla base dei nomi fatti dall’ex giudice, ma anche in questo caso la Procura archiviò tutto con una breve motivazione: «Quanto rappresentato non ha rilevanza penale». Lo scrive oggi Il Messaggero.

Ieri si è svolta l’udienza preliminare per il fallimento della società “Le Botteghe” di Moneti, che gestiva i supermercati Sigma dopo il crac Midal. Si tratta di uno stralcio dell’inchiesta principale, riservato alla sola posizione di Moneti. L’udienza è stata rinviata al 10 marzo 2016 per consentire la produzione degli atti d’indagine, rimasti tra i faldoni della Midal.

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Renato Miele

L’avvocato di Moneti, Renato Miele, commenta: «In questa vicenda Miele dovrebbe essere parte offesa e non imputato, ma in ogni caso nell’eventuale processo chiameremo a testimoniare Lollo e altre persone che hanno avuto un ruolo in questo fallimento. Vogliamo capire come si è arrivati a questo epilogo».

Moneti presentò una richiesta di riapertura delle indagini dopo le dichiarazioni di Lollo. «Successivamente al decreto di archiviazione – scrive Moneti alla Procura – sono emersi fatti nuovi per il quali è doveroso, per fini di giustizia, ed è necessario procedere ad ulteriori indagini. Sono stati effettuati arresti in ordine all’esistenza di un sistema corruttivo nel tribunale fallimentare di Latina, già paventato nella denuncia del sottoscritto nel procedimento archiviato. Non solo. E’ stato arrestato proprio il giudice delegato del fallimento “Le Botteghe srl” società di cui lo scrivente era rappresentante legale. In ordine a tale fallimento (datato 11/12/2012) il sottoscritto è stato il primo a denunciare, in tempi non sospetti, le anomalie, gli abusi e i comportamenti contraddittori del tribunale fallimentare».

Ma la sua richiesta è stata bocciata dalla Procura, in particolare dal sostituto procuratore Daria Monsurrò che non ha rilevato elementi in grado di giustificare una riapertura delle indagini, nessuna rilevanza penale, nessuna notizia di reato da approfondire. Resta in piedi una denuncia per la quale è stata chiesta ancora una volta l’archiviazione. L’avvocato si è opposto e ora si attende l’udienza davanti al giudice Giuseppe Cario che dovrà decidere.

Intanto per il fallimento “Le Botteghe” si sono costituiti come parti civili alcuni ex lavoratori, assistiti dagli avvocati Luigi Di Mambro e Valentina Macor.

Comments

comments

  • Cinico

    questa è l’Italia dove la corruzione etica e morale dilaga in ogni settore delle Istituzioni dello Stato nessuna esclusa, di chi è la colpa? Facciamoci tutti un esame di coscienza ammesso di averla ancora.

    • minerva

      ..etica e morale.. un solo soggetto dice certe cose. ahhh forse mo’ ho capito chi sei..

  • Aldino

    Mi viene il pieno sconcerto nel leggere tale notizie.
    La Legge, quella che dovrebbe essere al disopra di tutto e tutti è la prima che è marcia.

    Noi cittadini semplici siamo da tritacarne solamente.

MandarinoAdv Post.