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Ministro Orlando in visita al tribunale di Latina, tante promesse ma poche parole sul caso Lollo

andrea-orlandoPiù giudici, più personale amministrativo, più spazi per il tribunale di Latina. Se ne parla da anni, forse da decenni, eppure sembra necessario dover ripetere ogni volta gli stessi concetti. Perché cambiano gli interlocutori.

Ieri è toccato al ministro Andrea Orlando, in visita a Latina perché il tribunale pontino è stato indicato come uno dei peggiori d’Italia. Tempi lunghi per cause penali, ma soprattutto civili. Aziende che addirittura spostano la sede legale per non avere a che fare con tanta inefficienza. Anche in questo caso nulla di nuovo. Problemi messi nero su bianco in una quantità indefinita di relazioni, dossier, documenti prodotti negli anni in particolare dall’Ordine degli Avvocati.

Ciò che mancano sono le soluzioni. E anche stavolta si spera in uno sblocco della situazione, non tanto per le capacità del ministro (seppur ineccepibili) quanto per gli obblighi che la legge impone, a partire dalla legge Pinto fino alle pressioni dell’Europa.

«L’obiettivo è combattere una battaglia contro l’arretrato – spiega Orlando dopo gli incontri durati tutto il pomeriggio – che impedisce ai cittadini di avere giustizia in tempi certi e che costa allo Stato 800 milioni di euro in risarcimenti per procedimenti non definiti entro il termine di tre anni sulla base della Legge Pinto. Questa deve essere la nostra priorità e Latina ha indubbiamente bisogno non soltanto della copertura dei posti mancanti in organico ma di un adeguamento dell’organico sulla base delle reali esigenze del circondario».

Poi un impegno concreto: ridurre lo scoperto di organico del personale amministrativo dal 30 al 20% in poche settimane. E ancora un’accelerazione sulla informatizzazione del settore penale e sul previsto arrivo dei 300 dipendenti da altri enti dismessi.

Orlando evita l’argomento più importante e spinoso: il terremoto legato all’arresto del giudice Lollo e della sua cricca. Dice solo che “se ne stanno occupando gli organismi disciplinari e la Procura di Perugia”, forse troppo poco per un ministro in visita in un tribunale la cui immagine è stata praticamente devastata dal caso Lollo.

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