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INTERVISTA E VIDEO Calcutta il cantante di Latina che ama provocare la sinistra

Edoardo D’Erme, 26 anni, in arte “Calcutta“, pubblica Mainstream e fa capolino nella scena musicale nazionale. Dice di amare Battisti, Dalla ma anche Carboni e soprattutto Caetano Veloso. Calcutta si racconta in un’intervista a Repubblica.

calcutta-latina-cantante-2Che intendi per “Mainstream”?
“Appunto. Niente. Pop italiano mainstream oggi potrebbe essere Cesare Cremonini. Ma non faccio cose come Cremonini, anche se lo considero interessante. Anche se canto i suoi brani in un altro mio progetto”.

Chi è il cantautore che apprezzi di più?
“Non so, Caetano Veloso forse”.

Con che musica sei cresciuto?
“Con la musica brasiliana soprattutto. Mi sono avvicinato al paese per la storia della dittatura, di Tropicalia”.

calcutta-latina-cantanteRiferimenti musicali italiani?
“Mi piace Battisti ma non è un riferimento assoluto. Trovo fico e bravo anche Carboni. Anche Dalla”.

Nel progetto di Mainstream quando è entrato Niccolò Contessa?
“All’inizio. Avevo scelto di fare il disco con l’etichetta Bomba Dischi ma poi non iniziavo mai. Un giorno mi scrive Niccolò, lo conoscevo poco, e mi dice che vuole lavorare al disco con me. Mi ha messo sulla strada, mi ha detto: “Stai facendo un disco”. Abbiamo iniziato a lavorare a casa sua, ma poi mi ha lasciato libero di andare. Non poteva starmi appresso sempre, ma ormai ero avviato. Senza di lui non avrei svoltato su questa via”.

Temevi uscisse fuori un disco con le sonorità dei Cani?
“Alla fine l’arrangiamento nel 2015 cos’è? Una puttana. Una cosa in più. Abbiamo trovato un sound insieme ma poi aveva da fare cose sue e nella fase di missaggio è tornato a fare il supervisore”.

Da dove viene il nome “Calcutta”?
“Per caso, parlando con gli amici, mi dispiace non dare soddisfazione, ma molte cose sono nate per caso”.

Nell’album c’è spesso l’idea di fuga. Latina ti sta stretta?
“Latina non mi pare una città brutta. Nel disco il desiderio di andarsene non è tanto dalla provincia, ma proprio… dalle relazioni di oggi. Anzi, nella vita di provincia vedo una situazione meno… liquida… che nelle grandi città”.

Alla fine quando si parla di Latina i riferimenti sono sempre gli stessi…
“Tiziano Ferro. Benito Mussolini. E magari Pennacchi se uno legge. Non ho mai finito Canale Mussolini. Però mi sembrava molto bello. Purtroppo l’ho dimenticato a casa di un mio amico. Al quale è piaciuto molto”.

Ferro ti capita mai di incontrarlo?
“Sì, l’ho incontrato varie volte. Di notte. Al forno notturno dove si mangia la pizza rossa che gronda olio. Ricordo che una volta mi disse una frase. Ero un po’ abbacchiato quella volta. E siccome la signora del forno mi ha visto varie volte mi ha chiesto perché ero triste e lui che era in fila davanti a me si gira e mi dice “lascia perdere le donne”. Mi ha detto anche altre cose, ma quella mi è rimasta impressa”.

Hai paura che la tua musica possa non essere presa sul serio?
“La gente dovrebbe smettere di preoccuparsene. Perché pensano per categorie, questo è serio, questo fa ridere, questo è sacro, questo è profano, ma non è più così. Un esempio è Pop X. O i Camillas, perché hanno partecipato a Italia’s Got Talent. Tanti pensano siano demenziali, ma non è così. Dentro c’è tutto, la risata e la depressione. Non è che uno deve essere preso male per essere serio. Magari negli anni Sessanta funzionava così. Come gli Squallor. Anche se poi anche loro hanno detto un sacco di cose più serie di… boh, Gino Paoli. Perché una cosa divertente non può farti piangere? Guarda Woody Allen. O Troisi”.

Un talent show lo faresti?
“No, non mi piace vedermi ripreso, girare i video”.

Per quello il video di Cosa mi manchi a fare lo interpreta un bambino?
“Sì. Vederlo cantare la mia canzone ha un effetto molto poetico. Mi è sembrato un po’ strano solo all’inizio, perché è un bambino cingalese che vedo spesso nel ristorante del papà, lì alla fermata Pigneto. Avevo scritto la canzone tempo fa con una tastiera. Ho ritrovato un filmato di qualche anno fa dove la cantavo sbronzo a Spinaceto, alla casa dello studente, quando studiavo portoghese, perché un mio amico mi aveva chiesto di registrarla”.

Nella canzone Gaetano canti “fiamme nel campo rom, tua madre lo diceva non andare su YouPorn” e poi “ho fatto una svastica in centro a Bologna ma era solo per litigare”. Immagini forti.
“Mica è proprio vera la cosa della svastica, è solo che ero stressato dalle persone intorno a me, la mia ex ragazza, il suo volontariato… è un po’ una provocazione contro quel tipo di sinistra… Quella di Latina…”.

Esiste la sinistra a Latina?
“Ma sì, quella che c’ha i soldi, che vede Crozza, che pensa che la lotta politica e l’intrattenimento possano andare insieme. Quella che va alle presentazioni dei libri, alla mostra dei quadri della cugina esposti dentro un bar, quella delle signore ancora con la pelliccia. Quelli con la spocchia. Questa è l’unica frustrazione che mi è rimasta di Latina. Non mi piace la gente che si impegna per quella città, perché alla fine va bene come è. È un dormitorio? Va bene così. Non va bene vivere nell’illusione che tutto vada bene?”.

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