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Omicidio Vaccaro, in Cassazione conferma le condanne: il caso è chiuso

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I sei accusati dell’omicidio e, nella foto centrale, la vittima Matteo Vaccaro

Nessun nuovo processo per l’omicidio di Matteo Vaccaro. I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne per l’omicidio del 30enne freddato a colpi di pistola al culmine di un litigio nel parco Europa il 31 gennaio 2011.

La sentenza è stata emessa poco dopo le 22. Confermata l’accusa di omicidio volontario per Francesco D’Antonio condannato a 15 anni e 6 mesi in quanto organizzatore della “spedizione” e per Alex Marroni condannato a 16 anni come esecutore materiale del delitto.

C’è stata però una scelta piuttosto complessa per quanto riguarda Fabrizio Roma, Matteo Ciaravino, Gianfranco Toselli e Paolo Peruzzi, tutti liberati dopo la precedente sentenza del 2014. Per loro è stata confermata la pena già scontata di 3 anni, 4 mesi e 20 giorni ma condannandoli tuttavia per il reato di “concorso anomalo in omicidio volontario” e non per “morte come conseguenza di altro delitto” come disposto nel precedente processo. Secondo la procedura, infatti, la pena non poteva essere modificata in quanto non impugnata dal Procuratore Generale. In sostanza ora non rischiano più di tornare in carcere.

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Matteo Vaccaro

LA SENTENZA DEL 2014. Secondo i giudici della Corte d’Appello l’omicidio Vaccaro fu un regolamento di conti tra gruppi rivali, ma solo Marroni e D’Antonio sapevano della pistola. Le motivazioni della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma del 26 giugno 2014 sono racchiuse in 36 pagine.

Tanto bastò per spiegare le ragioni dell’assoluzione dall’accusa di omicidio volontario ottenuta da Fabrizio Roma, Matteo Ciaravino, Gianfranco Toselli e Paolo Peruzzi, tutti scarcerati immediatamente dopo la lettura del verdetto.

Una frase di Marroni viene definita emblematica dai giudici: “Non tutti erano a conoscenza dell’arma“. Si tratta di «una dichiarazione sicuramente tardiva – scrivono i giudici – ma l’imputato fornisce informazioni delle quali non si può non tener conto. “Non tutti” significa “qualcuno sicuramente, altri no”».

Francesco D’Antonio (condannato a 15 anni e 6 mesi) è l’organizzatore della “spedizione”, colui che invitò Alex Marroni (condannato a 16 anni) ad andare armato all’appuntamento. Gli “altri” che non sapevano dell’arma sono Toselli, Roma, Peruzzi e Ciaravino.

I giudici bacchettano gli investigatori sottolineando che nella fase delle indagini non fu chiesto a Marroni se gli altri ragazzi erano a conoscenza del fatto che fosse armato. Nelle motivazioni i giudici parlano esplicitamente di “approssimazione investigativa”.

I RUOLI. Il quadro del delitto, secondo i giudici d’Appello, è però piuttosto chiaro: i quattro assolti «si recarono al Parco Europa per un chiarimento che doveva consistere sicuramente in uno scontro. Uno scontro, nella loro prospettiva, che sicuramente prevedeva modalità violente, ma non l’uso di un’arma di cui erano ignari». Per Marroni e D’Antonio, invece, «la responsabilità – scrivono i giudici – deve essere affermata a titolo di dolo diretto per Marroni, esecutore materiale, e a titolo di dolo eventuale per D’Antonio (…). D’Antonio è l’organizzatore della spedizione, raduna gli amici e li avverte che si devono punire i Vaccaro, ingiunge a Marroni di prelevare una pistola (la sua pistola detenuta da Marroni) e di armarla, pronta all’uso. Accetta la possibilità concreta che da “regolamento di conti” derivino più tragiche conseguenze».

LA SUPERTESTIMONE. Più volte si fa riferimento a una teste fondamentale che vive nei pressi del parco e descrive così la scena del delitto: «Scendono dalla macchina velocemente, tutti e quattro e si dirigono verso i ragazzi che erano sulla panchina che si alzano… In quel momento comincia questa sparatoria da tutte e due le parti».

IL MOVENTE. A scatenare l’agguato mortale a Vaccaro, secondo l’accusa, era stato un litigio nato alcuni giorni prima all’interno di un ristorante che il giovane gestiva con la sua famiglia. Un cugino di Francesco D’Antonio, ubriaco, aveva creato problemi, inveendo contro la madre e la sorella di Vaccaro. Di lì si arrivò a una violenta lite, che dopo poco sembrava superata. Fino a quando, la sera del 31 gennaio 2011, Vaccaro e suo fratello ebbero un appuntamento al parco al quale si presentò un gruppo; doveva essere un chiarimento dopo il litigio, ma fu un raid punitivo finito nel sangue. Il giovane morì pochi minuti dopo essere stato ferito, mentre il fratello tentava una corsa disperata in ospedale.

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