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VIDEO Flash-mob davanti al Teatro, parla Clemente Pernarella

Un flash-mob improvvisato per dire no alla chiusura del teatro di Latina. Davanti al Bar Friuli i cittadini indignati, i ragazzi della serie web “La Banda della Migliara”, l’organizzazione Progetto – Latina Oltre e tutti i sostenitori della cultura, si sono incontrati per dire no all’ennesimo schiaffo alla città.

12026421_10207911942062343_554754054_nQuesta volta è stata colpita la cultura, il Comune commissariato chiude il Teatro D’annunzio perché privo di certificato prevenzione incendi, collaudo e agibilità. Irregolarità “scoperte” dopo trent’anni, nessuno prima della chiusura repentina di uno dei teatri più belli della regione è intervenuto per fare qualcosa. “Non una parola su una sala conferenze di quattrocento posti chiusa da oltre un anno per infiltrazioni, non una parola sul teatrino “Dei Mille”, altra perla, dello stesso edificio, lasciato chiuso ed allagato per due anni a marcire”.

In prima fila l’attore regista, responsabile delle politiche culturali del Pd, Clemente Pernarella che aveva già denunciato più volte una situazione che ora ha portato all’inevitabile chiusura. “La situazione non poteva che essere questa, dal 1989 ad oggi questa struttura è stata completamente priva di interventi di manutenzione, ordinari e  straordinari, significa che prima o poi sarebbe accaduto questo”. Chiudono negozi, cinema, chiudono teatri nelle nostre città. Fino a che punto si possono chiudere gli occhi?

“Oggi – spiega Lorenzo Moriconi – ero davanti al teatro di Latina… anzi dovrei dire il Palazzo della Cultura. Con amici, conoscenti, semplici cittadini o passanti. Persone che amano il teatro, persone che amano la cultura in generale, persone che lavorano per la cultura in questa città e persone che semplicemente tengono a Latina. Eravamo lì per capire meglio quello che sta accadendo. Nessuna protesta o manifestazione. Volevamo chiarezza e in qualche modo l’abbiamo trovata, attraverso chi come me ci lavora e ci ha lavorato in quella struttura, attraverso chi ci vive grazie a quella struttura, attraverso chi l’ha vista nascere e crescere (e morire?!) questa struttura. Tutto per dare un segnale. Forte. Un segnale che la città sa dare valore alle proprie risorse. Un segnale lontano da ogni veste politica. Un segnale civico. Punto. L’unione fa la forza, c’è poco da fare. Non c’era rabbia, non c’era protesta di alcuna forma. Solo tanta curiosità, tanto scalpore davanti a tutte le magagne portate avanti in questi anni e che, ad alcuni, erano ancora ignote. Non fa scalpore che il commissario chiuda il Palazzo della Cultura. Fa scalpore che il simbolo della cultura latinense sia stato lasciato in queste condizioni per anni, firmando deroghe su deroghe, permessi su permessi, incassando comunque le quote di affitto quotidiano, facendo cassa senza mai dedicare un solo centesimo alla manutenzione dello stesso. Per ora posso solo ringraziare chi mi ha chiamato per mettere in piedi questo movimento, riconoscendo la mia passione per la cultura della mia città, che coltivo nel mio piccolissimo orto. E ringrazio chi ha preso parte all’incontro oggi pomeriggio, certo del fatto che sarete in molti ad unirvi a noi. Grazie anche a Giorgione, Simone Finotti e Graziano Lanzidei”.

Comments

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  • 1 2 e 4

    bene, bravi, ma portate i voti allo stesso partito che sta uccidendo la scuola pubblica in tutta italia.
    e allora che facciamo, i difensori di un edificio e i distruttori del nostro futuro nello stesso tempo?
    la cultura è tutta, non solo quella sotto ”dell’orticello”, siate coerenti, uscite da questo partito di me….a

    • X

      Vuoi spiegare ad un militante di quel partito, che magari ci mangia anche sopra, che il loro partito è pessimo? Non che l’altro sia meglio di questi comunque… Il problema a Latina è che NON esiste opposizione, si svegliano SOLO quando cade il comune ed iniziano a fare campagna elettorale, mentre il comune sta in piedi rubano tutti allegramente.

  • cinico

    il problema siamo noi italiani che non meritiamo la ricchezza del nostro patrimonio storico e culturale che al mondo non ha eguali.
    Siamo un popolo di ignoranti, menefreghisti, opportunisti e quando possibile ladri.
    Lasciare marcire il patrimonio architettonico, storico e culturale significa non avere coscienza del presente quindi non avere futuro.

    • haran banjo

      il tuo commento è autorazzismo allo stato puro. Qui ci sono responsabili con nomi, cognomi e bandiere politiche.

      • cinico

        si chiama autocritica, cosa che noi italiani abbiamo dimenticato.

MandarinoAdv Post.