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LETTERA Primo giorno di scuola, ma l’estate non è servita a nulla

antonio-sorabellaIniziai la scuola nel 1968, ma non feci alcuna rivoluzione, poi son passato attraverso varie mura, compreso scuole di campagna e appartamenti. Una volta alle medie un garage dove il bidello la mattina alzava la serranda. Poi un vecchio istituto, il primo di Latina, sempre in ristrutturazione, sempre spostasti, accalcati ammassati. Nella vita si pensa sempre di migliorare.

Lo scorso anno scolastico, studenti investiti davanti al Liceo Manzoni, aule “scarrupate” un po’ ovunque. L’estate in genere dalle aziende, dalle istituzioni, era considerata periodo utile per sistemare, “manutenzionare”, adesso è un verbo in disuso ovunque. Nelle scuole i giardini sono stati abbandonati, le scuole sono state abbandonate, e non è un problema di commissariamento del Comune, la risposta è stata ed è sempre la stessa, non ci sono soldi. Però c’erano per l’inutile infopoint e per tante altre opere (non)realizzate con somme non vincolate, ma non si fece in tempo a richiedere i fondi messi a disposizione per ristrutturare un istituto.

Comincia questo primo giorno a metà settembre, ed è uguale all’ultimo di giugno, con i ragazzi che attraversano la pericolosa via Le Corbusier senza che nulla sia cambiato, la Don Milani senza 6 aule e qualche bagno (autorizzato l’uso delle aree comuni), la Giuseppe Giuliano (la stessa dove il bidello veniva ad alzare la serranda) con alunni e professori in ospedale per uno sciame di api. Non c’è che dire un buon inizio che ci fa augurare “buona scuola” a tutti, stavolta già si sa chi è rimandato (l’opposizione in Comune), chi è bocciato (le passate amministrazioni) ed ora tutti sui banchi di scuola, soprattutto per ascoltare la rabbia della gente, gli occhi spaventati dei ragazzi. Non basta armarsi di pettorine, falcetti e pennelli, aiutare e far sentire la gente partecipe, qui occorrerebbe armarsi di una matita e con un tratto cancellare anni di incuria, pressapochismo, autocelebrazione e perenne rinnovo di interessi personali. La matita che stavolta dobbiamo usare nelle urne elettorali!

Antonio Sorabella (socio RinascitaCivile)

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