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VIDEO Il regista pontino Gianfranco Pannone a Venezia racconta l’esercito del Papa

La Guardia Svizzera Pontificia è al servizio dei Papi da oltre mezzo secolo. Il 22 gennaio del 1506 il Corpo venne fondato, con 150 svizzeri che arrivarono a Roma sotto il Comando del Capitano Kaspar von Silenen. Accolti in Vaticano da Papa Giulio II, che li aveva richiesti l’anno prima al prelato di Lucerna, divennero da subito le ‘guardie’ del Santo Padre. Passati più di 500 anni le Guardie Svizzere sono ancora lì, per la gioia dei turisti e dei fotografi, con indosso le divise di un tempo e un compito ben preciso: ‘proteggere’ il più piccolo Stato indipendente del mondo, con 836 abitanti al suo attivo e meno di mezzo km di estensione territoriale. La Città del Vaticano.

gianfranco-pannoneAd interessarsi di questo piccolo e ai più sconosciuto esercito c’ha pensato il latinense Gianfranco Pannone, nel 2014 finalista tanto ai David quanto ai Nastri con il lungometraggio Sul Vulcano. Un documentario, quello presentato Fuori Concorso alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, prodotto dal Centro Televisivo Vaticano stesso, con tutte le ovvie conseguenze ‘tecniche’ del caso. Perché Pannone ha potuto girare all’interno di San Pietro, ‘inseguire’ Papa Francesco e monitorare per un lungo anno la vita di una decina di giovani guardie in arrivo nella Capitale dalla Svizzera, per addestrarsi e diventare operativi. Mantenendo un punto di vista ‘esterno’, tendenzialmente laico e incentrato quasi esclusivamente sulla formazione dei ragazzi, Pannone ha così disegnato i lineamenti di un Corpo secolare e ancora oggi legato a regole ferree, raccontando automaticamente un pezzo importante della Chiesa Cattolica ma partendo dal ‘basso’, ovvero da due giovani reclute svizzere, Leo e Renè: un guardaboschi e uno studente di teologia dell’Argovia che hanno deciso di far parte del corpo Pontificio cavalcando un tutt’altro che semplice quesito: cosa significa indossare un abito del ‘500 ai nostri giorni?

Senza mai abbandonare i suoi ragazzi, il regista ci conduce all’interno del ‘cantiere’ della guardia svizzera dove tutti devono portare avanti un allenamento di 5 settimane. Ragazzi aitanti e gentili, cattolici praticanti ma assolutamente ‘normali’, tanto dall’andare al cinema per vedere Lo Hobbit, ridere dinanzi a Crozza che sfotte tanto loro quanto il Pontefice e fare ‘cameratismo’ come nei migliori eserciti del mondo. Un mese e mezzo in giacca e cravatta in cui i neo arrivati dovranno imparare l’italiano, oltre a dover saper parlare anche l’inglese e lo svizzero-tedesco, ma anche se non soprattutto quegli incredibili e sfiancanti particolari ‘tecnici’ che rendono le Guardie Svizzere uniche al mondo. Vedi come fare il saluto, tenere l’alabarda, marciare, salire e scendere le scale, tramutarsi in immobili ‘sentinelle’, osservare in silenzio i tesori costudoti da San Pietro e tenere a bada la folla che sul sagrato arranca festante dinanzi a Papa Francesco. Ore e ore immobili, che faccia caldo o freddo, che ci sia vento o pioggia, senza mai abbassare la guardia tanto nei confronti dell’estetica quanto della sicurezza. Una sorta di dietro le quinte del dietro le quinte di quel che avviene quotidianamente all’ombra del Cupolone, il risultato ottenuto da Pannone, da apprezzare nel modo in cui ha dato luce a questo mini esercito perennemente ‘nascosto’ sotto migliaia di flash e pesanti divise colorate dal taglio rinascimentale.

Una presenza, quella del Papa venuto da lontano, mai troppo invadente. Anzi. Bergoglio si vede e si sente poco, lasciando così l’intera scena a queste guardie che con coraggio si chiedono il ‘senso’ di un Corpo simile nel 2015, visto quasi come il ‘residuo di un teatrino di corte‘. Puro e semplice mantenimento di una ‘tradizione’ secolare o anche altro? Domande che i giovani si pongono nel corso dei due anni che trascorreranno all’interno degli abiti michelangeschi delle Guardie, prima di lasciarli ad altri. Perché il tempo di durata del ‘reclutamento’ non va oltre i 24 mesi. Poi quel che accade, non è cosa risaputa. Pannone, ed è un peccato, non risponde infatti ad alcune sacrosante domande, vedi lo ‘stipendio’ percepito da questi ragazzi (nel caso in cui esista uno stipendio); il ‘modo’ in cui questi giovani vengono selezionati in tutti i cantoni svizzeri; dove vanno a finire una volta conclusa l’esperienza dei due anni; possibile che non esistano mugugni e/o scandali ma solo sorrisi e buone parole; e soprattutto, sarà mai possibile ‘abbandonare’ il Comando una volta entrati?

Corpo militare formato da cittadini svizzeri il cui compito principale è quello di vigilare costantemente sulla sicurezza del Papa e della sua Residenza, la Guardia Svizzera Pontificia viene oggi vista come puro e semplice ‘folklore vaticanense’, se non fosse che dietro quei giovani di tutto punto vestiti ed immobili si nascondano fatica, dolore, abnegazione e sudore. E nient’altro? Tralasciando tutti quei potenziali aspetti ‘oscuri’ che per forza di cose dovranno aleggiare sul centenario Corpo, Pannone ha perso un’importante occasione per dare un’immagine a 360° della Guardia, limitandosi così alla sua patina esterna, più visibile e vendibile. Un compromesso neanche a dirlo obbligatorio vista la co-produzione made in Vaticano, che avrà sì aperto le porte ai propri millenari tesori architettonici ma senza prima essersi dimenticato di chiuderne altre. Come vuole tradizione. (Federico Boni, Blogo)

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