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Agguato a Ciarelli, arrestato un ragazzo di 23 anni. Tradito da Facebook

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Primo arresto per il tentato omicidio di Carmine Ciarelli avvenuto il 25 gennaio davanti al bar “Sicuranza” in via del Pantanaccio. La polizia ha arrestato un ragazzo di 23 anni, Gianfranco Fiori. Sarebbe stato lui a sparare sette colpi contro Ciarelli, esponente di spicco del clan attivo a Latina.

Fiori è stato catturato su ordine di custodia cautelare emesso dal gip di Latina Tiziana Coccoluto. Il giovane sarebbe un amico di Massimiliano Moro, ucciso poche ore dopo l’agguato a Ciarelli. Il ragazzo sarebbe stato riconosciuto dallo stesso Ciarelli a da almeno un altro testimone dell’agguato al Pantanaccio.

PRECEDENTE PER DROGA – Nell’aprile dello scorso anno Fiori era stato arrestato per possesso di cocaina.

BIGLIETTO PRONTO PER LONDRA – Il ragazzo aveva un biglietto di sola andata per Londra, valido per oggi, ma è stato bloccato dalla polizia prima della partenza.

OBIETTIVO DI UN AGGUATO – Secondo gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Cristina Pigozzo (nella foto), Gianfranco Fiori era il probabile obiettivo di un agguato in preparazione nel mese di giugno quando, sul lungomare di Latina. furono arrestati Giuseppe Di Silvio, 25 anni; Mario Esposito, 31 anni, e Giuliano Papa 25 anni. I tre furono fermati mentre si stavano scambiando una pistola Beretta con 15 proiettili utilizzando guanti di lattice per non lasciare impronte digitali. Sono accusati di detenzione, cessione, acquisto e ricettazione di arma da fuoco. La pistola è risultata rubata nel 1991. L’ipotesi è che i tre stessero organizzando un’azione armata, forse proprio un agguato a Fiori.

“MI HA SPARATO UN CICCIONE” – Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare, Carmine Ciarelli ha riferito che la persona che gli ha sparato era un “tulò” ovvero un “ciccione”. Nelle successive dichiarazioni disse: “La sagoma era sulla moto, scende dalla moto, 27-30 anni, bella presenza, mi rendo conto che mi sta sparando infatti indietreggio, vengo subito attinto alle gambe e spero che non mi colpisca alla testa. Avrei riconosciuto Moro se fosse stato lui, ma poteva essere qualcuno per lui”.

L’AGGRESSIONE IN UN PUB – Fiori viene indicato come una persona molto vicina a Massimiliano Moro, addirittura negli ultimi tempi era il suo autista personale. Il 23 settembre 2010 il ragazzo viene aggredito da un membro della famiglia Ciarelli che lo accusa di aver sparato a Carmine. L’aggressione avviene nel locale “Enolojico”, Fiori fugge e si nasconde in un pub vicino

FIORI RICONOSCIUTO SU FACEBOOK – Ciarelli riferisce alla polizia di aver visto “Fiori” il giorno dell’agguato e di averlo poi riconosciuto guardando casualmente alcune fotografie su Facebook. “Tra queste vi era un’effige che rappresentava Fiori in discoteca con una bottiglia di champagne che festeggiava il suo compleanno”.

IL MOVENTE – Alla base dell’agguato ci sarebbe un debito, una ingente somma di denaro che Moro doveva restituire a Ciarelli. A quanto emerso – sempre secondo la ricostruzione dell’accusa – Moro non aveva alcuna intenzione di saldare il debito nonostante le insistenze di Ciarelli. Da qui l’ipotesi dell’agguato.

TELEFONO SPENTO – Tra gli indizi a carico di Fiori c’è il suo cellulare rimasto spento dalle 23,40 del 24 gennaio 2010 fino alle 8,52 del giorno successivo, dopo l’agguato a Ciarelli. L’espediente del cellulare spento viene spesso adottato nell’ambiente criminale per non essere localizzati durante un reato.

ARMA PULITA – Dalle analisi dei sette bossoli (cartucce calibro 380) e dal confronto con la banca dati che ha dato esito negativo, emerge che l’arma usata non è mai stata usata in precedenza per fatti criminali. “Ciò – scrive il giudice – comporta una maggiore valutazione della pericolosità sociale del suo utilizzatore”.

VENERDI’ DAVANTI AL GIUDICE – L’interrogatorio di garanzia è stato fissato per venerdì davanti al giudice per l’udienza preliminare Tiziana Coccoluto (nella foto) che ha firmato la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura della Repubblica.

Intervista al capo della Mobile Tatarelli sull’arresto di Gianfranco Fiori


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