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VIDEO Dopo la liberazione parla Roberto Berardi

VIDEO Roberto Berardi racconta la sua drammatica esperienza in Africa

Roberto Berardi è stato liberato. Per l’imprenditore di Latina è la fine di un incubo cominciato due anni e mezzo fa, quando venne arrestato in Guinea Equatoriale, dove si trovava per lavoro, con l’accusa di truffa e appropriazione indebita. «È stata molto dura, ma ora sono felice. Sono emozionato e in subbuglio – ha detto scendendo dall’aereo, visibilmente dimagrito – ringrazio tutti voi per quanto avete fatto, il ministro degli esteri, lo staff del ministero, l’ambasciatrice».

Roberto ha passato i due anni e mezzo sempre «tra la vita e la morte», racconta l’ex moglie Rossella Palumbo che ha sempre seguito insieme al senatore del Pd Luigi Manconi la vicenda. «È stato detenuto in una cella umidissima e caldissima di un metro per tre per tutto il tempo – racconta la donna – è stato seviziato e perseguitato e spesso lasciato senza cibo, in concomitanza dell’uscita in Italia di articoli che tenevano l’attenzione alta su di lui».

La notizia della liberazione, spiegano la ex moglie di Berardi, che da lui ha avuto due figli, e Luigi Manconi, «abbiamo dovuto darla con ritardo perché è stato necessario osservare il silenzio stampa». «Berardi – ha aggiunto Manconi – è stato liberato giovedì scorso ma solo dopo aver avuto la certezza che Roberto fosse in viaggio per l’Italia si è deciso di dare la notizia. Questa storia si è protratta troppo, incredibilmente e immotivatamente, e se ora c’è un lieto fine il merito è dello stesso Berardi, che ha resistito ad abusi e sevizie. Ma è anche merito della ex moglie Rossella e dei familiari che non si sono mai rassegnati e di coloro che si sono mobilitati a favore del nostro connazionale. Molto si deve inoltre alla serietà e alla professionalità del nostro ambasciatore, Samuela Isopi, del corrispondente consolare Massimo Spano e di tutta la macchina della Farnesina».

Manconi ritorna sulle condizioni di detenzione dell’imprenditore: «In due circostanze documentate ha subito delle vere e proprie violenze e sevizie – Berardi era riuscito in passato a mandare un video-shock della sua detenzione che mostra segni di frustate e percosse sulla schiena – Per alcuni periodi il suo regime alimentare è stato ristretto a pane e acqua. Una detenzione gravemente lesiva a causa della reiterata e continua afflizione. Ha avuto diversi attacchi di malaria ed è sempre stato difficilissimo poter interloquire con lui».

Poco prima che arrivasse Roberto la ex moglie si lascia andare: «Temevo davvero che Roberto non uscisse vivo da quella prigione: adesso speriamo che riuscirà a superare gli effetti psicologici di quanto ha subito. Agli imprenditori dico, non investite in quel paese, è davvero pericoloso. Al telefono Roberto era felice ma molto provato, e mi ha detto che vuole occuparsi da subito degli altri italiani detenuti nella Guinea Equatoriale, un 60enne e due 24enni. Teme per le loro vite».

Ma oggi è un giorno di festa: «Ho resistito pensando alla mia famiglia e all’amore e alla forza di mia mamma, dovevo farlo, ho tratto energia da questo, perchè volevo rivederli». E la mamma 80enne è andata a prendere suo figlio all’aeroporto per portarlo finalmente a casa.

L’INTERVISTA. «È stata molto dura, ma ora sono felice. Ho resistito pensando alla mia famiglia e all’amore e alla forza di mia mamma, dovevo farlo, ho tratto energia da questo, perché volevo rivederli». Così l’imprenditore italiano Roberto Berardi all’arrivo all’aeroporto di Fiumicino. Visibilmente dimagrito, provato ma ora sollevato Berardi ha parlato di «torture e sevizie» e dell’incubo dell’isolamento: «sono stato 18 mesi al buio, è stata la prova più dura, ho sofferto molto». Oggi per l’imprenditore diLatina è però il giorno della felicità e anche dei ringraziamenti. Alla sua famiglia, soprattutto, ma anche «agli italiani, alla gente semplice, a voi della stampa, che mi avete aiutato e sostenuto, dandomi la volontà di combattere ed avete fatto un lavoro stupendo, vi ringrazierò tutta la vita altrimenti sarebbe stata una storia sconosciuta ed abbandonata», racconta dopo avere abbracciato la madre, la moglie e l’ex moglie. Berardi ha poi ringraziato l’ambasciatrice Isopi, «una donna dal carattere particolarmente forte e che ha influenzato positivamente la situazione». «E ringrazio il senatore Manconi – ha proseguito – credetemi, la forza di spirito non mi ha mai abbandonato, accanto alla voglia di rivedere i miei figli, e spero di aver mantenuto sempre una lucidità mentale, pur soffrendo tanto la solitudine: potete immaginare la sofferenza. Ora voglio rimettere le idee in sesto ed iniziare una lotta per tanta gente in condizioni come le mie: non dimentichiamo che in questo momento esatto, ci sono altri tre connazionali agli arresti nella stessa prigione dove ero io, arrestati in uno stato di totale illegalità». «Le sevizie fisiche e morali le ho subite sin dal primo giorno ed è stato un crescendo fino allo sfinimento fisico» ha detto. L’imprenditore non ha dimenticato «le tante organizzazioni umanitarie estere ed anche governi che hanno seguito la vicenda e mi hanno sostenuto». Un incubo ora finalmente chiuso. Tanto da lasciare spazio a desideri quasi impensabili fino a poche settimane fa. «La prima cosa che farò? Mi manca un piatto di maccheroni, ha concluso scherzando.

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