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Teatro, al Cafaro Giardino di Mangrovie di Renato Gabriele

Giardino di mangrovieL’ultima serata del dopo-festival della rassegna Lievito chiuderà in bellezza con lo spettacolo, scritto da Renato Gabriele, “Giardino di Mangrovie”. Sarà in scena al Cafaro, giovedì 7 maggio, alle ore 21:00. Alla rappresentazione teatrale, seguirà poi un incontro, dal titolo “Dal testo alla scena” con Renato Gabriele, Danilo Proia, Sandro Gros-Pietro e Anna Eugenia Morini.
L’opera, prodotta dall’Associazione Villaggio Fogliano per festeggiare i venti anni di attività del Festival delle Arti di Villa Fogliano, sotto la regia di Danilo Proia e con la splendida interpretazione di Elisabetta Femiano ed Emanuele Vezzoli, si configura come una profonda riflessione sulla vita e sulla realizzazione dei propri obiettivi. E’ un dramma, prima di tutto, scaturito dalla presa di coscienza dei personaggi nel momento in cui comprendono di non esser riusciti a diventare ciò che avrebbero voluto. E da ciò deriva la loro frustrazione, il profondo senso di perdita insito nel loro animo, configurato Giardino-di-Mangrovie-spetacolometaforicamente come palude che occupa la scenografia del palcoscenico.
Pubblicato anche nel volume “Giardino di mangrovie e Medea dismagata” – edito Genesi Editrice -, il dramma, nell’intenzione di Gabriele, vuole raccontare “l’ineluttabilità della negazione, che diviene scelta etica quando la rinunzia è professata come estrema e strenua difesa della libertà individuale”. Da ciò derivano dei personaggi tridimensionali, reali, raffigurati nella loro complessità interiore, “tratteggiati in un tutto tondo psicologico e nella loro intima sostanza umana, nelle accensioni della ribellione, nel loro poetico confronto con la memoria di sé, nello scorato ripiegamento di fronte alla impossibilità di ogni pratica virtuosa”.
“Speriamo” ha sottolineato il presidente dell’Associazione Villa Fogliano, Nazzareno Ranaldi “di essere riusciti con questa produzione a valorizzare i talenti puri che esprime il nostro territorio, a riportare alla luce quel patrimonio di creatività da noi spesso sottovalutato e a rivitalizzare un dibattito culturale che è prima di tutto crescita sociale”.

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