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Esiste un’identità del Lazio? Indagine del Censis

mappa-regione-lazioPer il 56,6% dei cittadini della regione esiste un’identità del Lazio, identità che ha una potenza coesiva, perché anche «relazionale». È quanto emerge dal rapporto Censis dal titolo ‘Il Lazio all’Expo 2015’, commissionata da Lazio Innova Spa, i cui dati sono stati illustrati oggi al Tempio di Adriano, dal presidente del Censis, Giuseppe De Rita e dal responsabile Area politiche sociali Censis, Francesco Maietta; alla presenza del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, del presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi e del presidente di Unioncamere Lazio Vincenzo Zottola.

La ricerca del CENSIS vuole essere un racconto del Lazio contemporaneo in dieci punti: l’identità del Lazio, che esiste ed è relazionale; il ruolo di Roma; la tipicità locale vissuta ed apprezzata; la potenza del cibo consapevole; il rapporto dei cittadini del Lazio con la globalità; gli orgogli storici locali che, mescolandosi, creano l’orgoglio della regione; la potenza dell’intreccio tra scienza, tecnologia e tradizione; il Lazio ottimista e positivo; le eccellenze agroalimentari. Un racconto ancor più importante in vista di Expo 2015, che vuole «spedire in soffitta le letture più tradizionali e classiche della regione come un ‘vuotò rispetto alla forza preponderante dell’urbe romana», si legge nella ricerca, per mostrare invece il «Lazio pieno».

L’identità della regione è definita «relazionale» in quanto il Lazio è attraversato trasversalmente rispetto alle singole province da reti relazionali e flussi di persone: sono circa 2,4 milioni i cittadini laziali ad essere nati in un comune diverso rispetto a quello in cui vivono, ma non hanno lasciato la regione: oltre 556 mila sono nate in un comune di un’altra provincia e 697 mila sono nativi di altri comuni della stessa provincia. Per il 38,6% l’identità è un aspetto che convive e si mescola con elementi microidentitari presenti nel singoli territori (Roma, Ciociaria, Sabina ecc.), per il 18% è più forte anche delle identità locali con cui convive. Questo senso di identità è più forte tra i residenti della provincia di Frosinone (60,7%) e Roma (57,2%) e tra gli over 65 (58,8%). Per il 38,6% è un’identità che convive con quelle dei singoli territori.

Il Lazio ha un significato importante per il 65,8% dei suoi cittadini, per il 71,1% dei residenti nella provincia di Frosinone, per il 70,9% a Latina, per il 65,1% a Roma, per il 65,5% a Viterbo e per il 53% a Rieti. In merito al ruolo della Capitale nella Regione, per il 76,7% dei cittadini del Lazio, Roma è una risorsa per l’intera regione, un ‘sentimentò diffuso nelle varie province e che non scende mai sotto il 60%. I più convinti sono i romani (79,4%), seguiti dai viterbesi (76,6%) e i pontini (70,5%). Lo stesso vale anche in senso opposto: per Roma il Lazio «è una risorsa». La pensa così il 63,1% dei cittadini della regione, il 65,1% dei romani, il 59,6% dei reatini, il 58,6% dei ciociari, il 57,8% di chi abita nella provincia di Viterbo e il 55,3% dei pontini.

Secondo il rapporto Censis dal titolo ‘Il Lazio all’Expo 2015’, commissionata da Lazio Innova Spa, sono più di 4 milioni i cittadini del Lazio che si recano nelle altre province per i motivi più vari. A Roma, il grande polo attrattivo, si reca il 93,7% dei laziali delle altre province, il 42,3% lo fa regolarmente e il 51,4% di tanto in tanto; poi seguono Viterbo, con il 54,9% dei laziali delle altre province che vi si reca, Latina (53,3%), Frosinone (44,5%) e Rieti (41,5%). Nelle altre province del Lazio si recano 1.768.000 persone per andar a trovare parenti e amici, 928mila vanno invece per lavoro, 168mila per studio e oltre2 milioni per turismo. Le frequentano per turismo soprattutto i romani (51,9%) e gli abitanti della provincia di Latina (51,4%), mentre i reatini vanno negli altri territori più degli altri per andare a trovare parenti e amici (47,1%), per lavoro si spostano maggiormente i cittadini di Frosinone (31,4%), per studio i viterbesi (10,1%) e i pontini (10,8%). Il 79% dei cittadini si dichiara soddisfatto del luogo in cui vive (il 15,7% lo è molto, il 63,8% abbastanza) i più soddisfatti sono i reatini (82%) e i romani (80,5%). Sono soddisfatti sia i giovani (77,9%) che gli «aged» (82,8%).

Il Lazio, inoltre, è un territorio in cui si sceglie di rimanere: lo fa il 54,8%. Pur mantenendo profonde radici nel territorio, i laziali sono «global oriented», viaggiano infatti nel mondo più degli altri italiani. Negli ultimi tre anni, si sono recati all’estero il 57% dei cittadini del Lazio, rispetto al 50,7% delle media italiana. Nel dettaglio: è andato all’estero il 59,4% dei romani, il 54,8% degli abitanti della Provincia di Latina, il 50,7% dei viterbesi e il 46,6% dei reatini. Tra le motivazioni del viaggio, il turismo prevale (48,3%), segue il lavoro (10,4%) e lo studio (3,2%). I paesi con cui i cittadini del Lazio intrattengono maggiori rapporti sono la Francia (22,9%), gli USA (20%), la Germania (19,2%) e il Regno Unito (18%).

I cittadini del Lazio intervistati si dicono orgogliosi di vari aspetti della propria regione: bellezza del paesaggio in primis (41,3%), storia (39,1%), qualità del patrimonio enogastronomico (33%). Inoltre, gli intervistati definiscono la popolazione del Lazio oltre che molto diversificata al suo interno (31,2%), tollerante (19,3%) e aperta al mondo (15,9%). Infine, dalla ricerca emerge che neanche la crisi è riuscita a scalfire l’approccio positivo alla vita e al futuro che caratterizza i cittadini delle province laziali: il 55% di cittadini si dichiara infatti ottimista nel confronti del futuro, contro il 26,3% che si dichiara invece pessimista e il 18,8% indifferente. Nel prossimo futuro i laziali si aspettano una regione: con più turisti (42,5%), con più stranieri che lavorano (28,8%), con più spazio dedicato alle tipicità locali (22,7%), più iniziative culturali (19,6%), ma anche con più imprese che esportano (17,1%) e più investimenti stranieri (15,4%). Tra i settori chiave su cui puntare di più: le attività legate al turismo, dal trasporto all’alberghiero, alla ristorazione (52,8%), la filiera delle tipicità (26,6%), la cultura (17,3%), la green economy (16,3%). Tra i rischi percepiti per il futuro, invece: il 43,9% teme che le differenze sociali possano inasprirsi, il 41,3% che possa ampliarsi io divario tra ernie e culture differenti e il 30,7% che possano ampliarsi le differenze territoriali.

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