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Intervista/Sangue sporco, storie di malasanità nel libro di Giovanni Del Giaccio

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Giovanni Del Giaccio

Da lunedì 20 aprile nelle librerie “Sangue sporco. Trasfusioni, errori e malasanità”, il nuovo libro del giornalista de Il Messaggero Giovanni Del Giaccio per Giubilei Regnani editore (distribuzione nazionale CDA). Il testo è stato presentato oggi nella sala “De Pasquale” del Municipio, in Piazza del Popolo a Latina. Ad arricchire la presentazione con dibattiti e confronti il Presidente dell’Ordine dei Medici, Giovanni Maria Righetti e l’avvocato Renato Mattarelli, esperto in danni da sangue. Ha moderato l’incontro la giornalista Dina Tomezzoli.

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Sangue Sporco, la presentazione del libro a Latina

Giovanni Del Giaccio, giornalista professionista, redattore del quotidiano Il Messaggero, sede di Latina, dal 2005. Si occupa di sanità e cronaca. Laureato in Sociologia alla Sapienza, ha iniziato la professione giovanissimo, con l’emittente locale Radio Omega Sound di Anzio, la sua città, prima di fare una serie di esperienze tra le quali Latina Oggi, La Provincia e la fondazione del settimanale Il Granchio. È stato corrispondente Ansa dalla provincia pontina per 10 anni. Dopo Latina Segreta per Historica questo è il suo secondo libro.

“Sangue sporco” è un viaggio da nord a sud dell’Italia. Un itinerario tra persone malate, infettate per trasfusioni di sangue o per errori commessi negli ospedali. Sono migliaia le persone contagiate dall’epatite C e dal virus Hiv, danneggiate prima e beffate poi. Di loro si racconta in questo libro inchiesta che mette insieme alcuni casi simbolici, ripercorre lo scandalo degli emoderivati, prova a far conoscere un fenomeno che non “fa” notizia. Almeno fino al prossimo decesso.

I dibattiti sui maxi risarcimenti e sulle denunce per trasfusioni di sangue “infetto” sono ormai all’ordine del giorno, cosa ha scaturito la tua curiosità sull’argomento?

Mi occupo di sanità da tantissimo tempo e sempre più spesso si sente parlare dai media di maxi richieste di risarcimento e delle difficoltà riscontrate dai cittadini nell’ottenere ciò che gli spetta. Ciò che fa veramente discutere è il ritardo che queste notizie riportano, “maxi risarcimento 20-30 anni dopo” è la frase che ormai fa da eco sempre con più frequenza. La mia è una curiosità, una passione “sana”, da giornalista, che mi ha portato ad approfondire questo settore, mi definisco un appassionato ed ho raccolto in questo libro una serie di casi emblematici.

Sui siti governativi che dovrebbero fornire notizie dettagliate ai cittadini, agevolandoli così in un percorso già di per sè molto difficile, in realtà le informazioni presenti sembrano non essere sufficienti. Durante la tua ricerca hai riscontrato delle difficoltà nel reperire il materiale di cui avevi bisogno?

Su quest’argomento io nutro una grande amarezza. Sono un giornalista e come tale per trattare determinati temi sono andato dritto alla fonte, sono stato al Ministero per chiedere maggiori informazioni sui risarcimenti che spettano di diritto a queste persone ma niente, non ho ricevuto alcuna risposta.

Un capitolo del libro è stato volutamente intitolato “Meglio evitare”, proprio per enfatizzare la pericolosità di questa situazione. Ormai si tende a vivere alla giornata. Paradossale è l’ultimo estremo gesto, pensando di poter risolvere tutto liquidando le persone in attesa con un risarcimento di 100 mila euro, nascondendosi dietro un decreto legislativo del 24 giugno 2014.

Durante i miei studi ho assistito a tantissimi casi di gente che rimane in silenzio, di persone la cui vita è stata radicalmente stravolta e che non sa come muoversi. Una delle cose che ho scoperto durante la stesura del libro è che se una persona è stata infettata e si risale al donatore nessuno va a prendere lui o le altre persone che nel frattempo potrebbero aver contratto il virus.

Nonostante il libro non sia ancora uscito nelle librerie è già ben indicizzato e pubblicizzato su Google e sui vari siti che affrontano queste problematiche, hai già ricevuto qualche telefonata “scomoda”?

Fortunatamente ho trovato parecchio riscontro nelle Associazioni con cui già ero in contatto e si sono subito messe a disposizione. Ora su Sky sta andando in onda una serie televisiva “1992” e uno dei personaggi ha contratto l’Aids da una trasfusione. Ovviamente nella realtà questa persona non esisteva però in questo modo finalmente si riesce a parlare e a rendere noto quest’argomento. Oggigiorno non “fa” notizia la persona malata di epatite c, a meno che non ci siano delle circostanze particolari, ed è proprio per questo che diventa invece importante riuscire a parlarne. Lo scopo vuol essere una sorta di grido d’aiuto, la possibilità di dare voce a chi non ce l’ha, del resto noi giornalisti dovremmo fare proprio questo. Pensate che per l’Epac ci sono ancora 700 mila persone che non sanno di esser state infettate. In ultimo vorrei ringraziare l’editore, Francesco Giubilei, un ragazzo di 23 anni che ha creduto da subito in questo progetto.

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