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Una petizione per l’utilizzo del fiume Cavata

fiume-cavataUna petizione per l’utilizzo del fiume Cavata è stata lanciata elle associazioni A.C. Cavata Flumen e A.S.D. Fiume Cavata. “Soprattutto nel suo tratto iniziale, subito sotto i monti Lepini, il fiume è un piccolo paradiso fatto di numerose sorgenti, anche sulfuree, boschetti, campi agricoli e acque cristalline ricche di vita. È, però, un ecosistema a grande rischio. È solo grazie all’azione delle associazioni A.C. Cavata Flumen e A.S.D. Fiume Cavata che negli ultimi anni il fiume è tornato navigabile e fruibile. Anche nel 2014 i volontari, con mezzi propri (soprattutto canoe), hanno ripulito le acque e gli argini del fiume da rifiuti organici ed inorganici inquinanti ed hanno segnalato alle autorità alcuni tentativi di inquinamento permanente delle acque come versamenti di oli esausti”.

Il sindaco di Sermoneta, Claudio Damiano, ha autorizzato la A.C. Cavata Flumen ad accedere al terreno pubblico dove è situata la Mola di Santa Maria (meglio nota come Macchina dell’Acqua) in località Monticchio per eseguirne il “restauro visivo”. Un altro tassello che si aggiunge al recupero di questi luoghi.

Dopo aver affrontato pratiche burocratiche iperboliche, è stato anche possibile accompagnare molti visitatori in canoa a godere di questa incredibile ricchezza. Infatti, l’accesso agli argini ed ai fiumi nel territorio della Pianura Pontina è vietato dal Regio Decreto 523 dell’anno 1904.

Ora per rendere “legale” la propria attività, l’Associazione A.C. Cavata Flumen ha chiesto alla Provincia di Latina una autorizzazione in deroga specifica al Decreto per accedere alle acque del Fiume Cavata. La Regione Lazio ha anche inserito la A.S.D. Fiume Cavata nel suo sito Internet ufficiale del Turismo come operatore per visite guidate in canoa nell’Agro Pontino.

Purtroppo però, ora, l’ennesimo intoppo burocratico complica le cose. “Recentemente la domanda di autorizzazione è stata trasferita agli uffici competenti della Regione Lazio dove, purtroppo, temiamo rimanga inevasa per molti mesi ancora bloccando qualunque attività sul fiume”.

Da qui l’appello a sbloccare la situazione: “Chiediamo alle autorità competenti che si siedano intorno ad un tavolo ed intervengano rapidamente con l’emanazione di un regolamento di utilizzo di questi corsi d’acqua più moderno rispetto ad un decreto regio del 1904. Un regolamento che tenga conto della volontà di questo territorio di crescere in consapevolezza ambientale e attività turistiche ecosostenibili. Il nostro grande sogno è quello di trasformare le sorgenti del Cavata in una oasi naturalistica dove sarà possibile svolgere attività a basso impatto ambientale e dove tutelare il bene più prezioso di cui disponiamo: l’acqua”.

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