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I misteri del caso Moro, spettacolo a Sezze

Domenica 15 maggio 2011, alle ore 18, presso l’Auditorium “Mario Costa” di Sezze, la Compagnia teatrale “Le colonne” presenta lo spettacolo Se ci fosse luce. I misteri del caso Moro di Giancarlo Loffarelli. Oltre allo stesso autore, che firma anche la regia dello spettacolo, in scena saranno: Marina Eianti, Elisa Ruotolo, Emiliano Campoli, Luigina Ricci e Maurizio Tartaglione. Le scene sono di Mario Tasciotti; tecnico audio è Armando Di Lenola, tecnico luci è Fabio Di Lenola.

Questo testo, scritto nel 2006, è stato portato in scena in prima assoluta presso il Teatro “Gabriele D’Annunzio” di Latina il 6 febbraio 2007 dalla Compagnia “Le colonne” con la regia dell’Autore.

Sabato 31 maggio 2008, ha ricevuto la segnalazione della Giuria della XV edizione del Premio “Ugo Betti per la drammaturgia” di Camerino, presidente Marco De Marinis, con la seguente motivazione: “Testo molto ben documentato e dall’avvincente ritmo drammaturgico. Se ci fosse luce è un ottimo esempio nella tradizione del teatro-inchiesta alla Peter Weiss in forma di oratorio civile che pone inquietanti interrogativi sulle molte verità non risolte del caso Moro.”

Oltre che dalla Compagnia teatrale “Le colonne”, il testo viene portato in scena in diversi teatri italiani dalla Compagnia “Velluto rosso” di Arezzo. Nel luglio 2009, è stata discussa una tesi di laurea su questo testo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Siena.

Lo spettacolo è stato portato in scena dalla Compagnia Le colonne, nell’arco di quattro anni, in numerosi teatri fra cui diversi teatri romani (Teatro dell’Orologio, Teatro Vittoria, Teatro Ghione).

Tra il primo gennaio 1969 e il 31 dicembre 1987, ci furono in Italia 14.591 atti di violenza con motivazione politica, che fecero 491 morti e 1.181 feriti. Numeri che dicono con chiarezza che in quei diciannove anni si combatté in Italia una vera e propria guerra.

All’interno di questa guerra, si colloca l’evento più tragico della storia della Repubblica italiana: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro con la strage della sua scorta. Un evento che non ha eguali nella storia contemporanea: capi di Stato e uomini politici di primo piano sono stati assassinati, gli Stati Uniti hanno avuto l’assassinio di John F. Kennedy, ma non s’è mai verificato che uno degli uomini politici più importanti di uno Stato venga rapito, tenuto prigioniero per cinquantacinque giorni (dal 16 marzo al 9 maggio 1978) nella sua capitale e alla fine venga ucciso.

A più di trent’anni di distanza da quel tragico evento, la coscienza collettiva sembra essersi dimenticata di tutto questo: cosa sanno, oggi, le nuove generazioni di quei fatti? Chi è disposto ancora a parlarne? Sembra che su quell’evento si sia deciso di far calare il velo dell’oblio. Eppure ancora molti sono i misteri che lo circondano. Come facevano le Brigate rosse a sapere il luogo preciso in cui Moro sarebbe passato la mattina del 16 marzo 1978? Perché, anziché fuggire rapidamente, i terroristi si attardarono a finire tutti gli uomini della scorta con un colpo di grazia? Cosa faceva un ufficiale dei servizi segreti quella mattina sul luogo dell’agguato? Perché le Brigate rosse collocano il loro covo in uno stabile dove ben 24 appartamenti sono riconducibili ai servizi segreti?…

Questo spettacolo teatrale intende contribuire a far conoscere alle nuove generazioni che non hanno vissuto quegli anni e a far ricordare a quelli che “c’erano”, ciò che accadde nel cuore di Roma il 16 marzo 1978, quello che seguì nel corso di 55 giorni fino al rinvenimento del cadavere di Moro la mattina del 9 maggio. Lo spettacolo non dà risposte che, finora, nemmeno la Magistratura ha saputo dare, ma solleva tutti i dubbi e le domande che attendono ancora una risposta, nella convinzione che ogni passo in più verso la verità è un contributo al rafforzamento della democrazia. Lo fa trattando una materia che ha tutta l’inesorabilità della tragedia greca, con uno stile rapido, incalzante e coinvolgente, che alterna ritmi frenetici a momenti di un lirismo struggente e che trascina il pubblico in un vortice di fatti e persone da cui si esce con una maggiore consapevolezza di ciò che avvenne e di ciò che furono, in Italia, i cosiddetti “anni di piombo”.

Il titolo dello spettacolo è una frase che Moro stesso scrive nell’ultima lettera alla moglie dal carcere brigatista (una lettera recapitata alla famiglia il 5 maggio 1978): “… vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.” Moro, evidentemente, qui si riferisce alla luce sovrannaturale che la sua profonda fede gli fa sperare, ma io ritengo che “se ci fosse luce” anche su quanto avvenne in quei 55 giorni che lo videro prigioniero delle Brigate rosse, ci si potrebbe avvicinare molto di più a una verità che, a trent’anni di distanza, è ben diversa da quella giudiziaria.

Il testo è scritto per sei attori che non hanno ruoli fissi ma spaziano continuamente dalla funzione di narratori degli eventi a interpreti diretti di essi, incarnandone, di volta in volta, i protagonisti: Moro, gli uomini della scorta, i brigatisti, i politici del tempo…

E’ pensato e scritto in modo che chiunque possa seguirne lo sviluppo, anche se totalmente privo di una qualsiasi informazione preliminare sulla vicenda, proprio per contribuire a far conoscere a chi, in quel tempo, non era ancora neppure nato, uno dei fatti più importanti della nostra storia recente, probabilmente il delitto politico più sconvolgente compiuto a Roma dopo l’assassinio di Giulio Cesare.

Lo spettacolo è inserito all’interno della serie di eventi organizzati dall’associazione Araba Fenice in concomitanza con il Premio nazionale “Luigi Di Rosa”. L’ingresso è libero.

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