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Campello d’Itri, immagini e sentieri di antiche civiltà

Sabato 8 gennaio, alle ore 18,30 presso la sala consiliare del Comune di Itri, verrà presentato “Campello d’Itri: immagini e sentieri di antiche civiltà”, realizzato da Antonio Masella e dal compianto Albino Cece, per conto del quale la pubblicazione è stata curata postuma dal figlio Giuseppe. Il libro rappresenta il primo studio complessivo svolto sul vasto territorio montano di Campello d’Itri a cui ben poca attenzione è stata dedicata sinora nelle ricostruzioni delle vicende storiche delle nostre terre. Gli autori, attraverso ricognizioni svolte direttamente sul campo, grazie alla profonda conoscenza del territorio di Antonio Masella, hanno fornito un primo importante e inedito tentativo di ricostruzione della presenza umana nei secoli passati su Campello d’Itri  rilevando tracce di sentieri e di insediamenti abitativi ancora individuabili.

Il testo è corredato da una ricca e affascinante documentazione fotografica, realizzata dallo stesso Antonio Masella, che mostra al lettore un accenno dell’importanza che nei tempi antichi il territorio di Campello d’Itri rivestiva per i nostri antenati. A conferma di ciò, nell’introduzione dell’opera si può leggere, ad esempio, che “Campello è percorso da una ragnatela di sentieri più o meno importanti che sono serviti per raggiungere le varie località montane un tempo abitate. Molti sono cancellati sul terreno, altri sono appena riconoscibili, ma ce ne sono molti che sono rimasti ben visibili e ancora oggi utilizzati. [..]Finora quei pochi autori che si sono occupati di Campello (per lo più senza averlo mai percorso di persona) hanno ritenuto quel territorio come un unicum, un piccolo castello con attorno le case degli abitanti; dal nostro rilevamento ciò non emerge affatto; [..]La consistenza demografica rurale di Campello, testimoniata dal numero di sieri di pagliaio più o meno raggruppati, si raccoglieva entro Campello Vecchio, a Colle, a Campolancia, alla Piana del Campo, al Calanco di San Pietro, a Trasta, ai Zirroni, a Volaca, a Varo Tonna, nonché in diverse altre località”. La ricerca è completata da un vero e proprio censimento degli insediamenti abitativi di cui si sono conservati fino ad oggi le tracce, così da offrire al lettore un quadro d’insieme della realtà di quei luoghi sul cui sfondo si sono svolte le gesta della popolazione aurunca.

Il libro, inoltre, contiene, da un lato, la richiesta agli studiosi di livello accademico di intervenire per approfondire i risultati della ricerca svolta; dall’altro, rivolge un sentito appello alle istituzioni locali affinché si facciano carico delle emergenze storiche ed archeologiche emerse forse per la prima volta in così importanti proporzioni su Campello d’Itri. Gli stessi autori ipotizzano un intervento di recupero dell’intera area mediante la costituzione di un “parco aurunco della pietra” che potrebbe rappresentare “l’unico e solo esempio in Italia di un pianoro medievale rurale attrezzato” con importanti effetti di valorizzazione del nostro territorio. Rimane il rammarico che questa importante opera trovi la luce a un anno e mezzo di distanza dalla improvvisa scomparsa del giornalista e storico locale Albino Cece che, insieme ad Antonio Masella, ha profuso impegno ed energie nel tentativo di fornire l’inquadramento storico delle rilevanze archeologiche emerse su Campello d’Itri.

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