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Google, ecco il modulo per essere cancellati dai risultati delle ricerche

Un modulo per chiedere di essere dimenticati dal web. Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea che ha riconosciuto il diritto all’oblio dei cittadini, arriva l’apertura di Google. Il colosso di Mountain View mette a disposizione degli europei un formulario da compilare online che consente di chiedere l’eliminazione dei risultati di una ricerca, non più «adeguati» o «rilevanti».

«Esamineremo ogni richiesta cercando di bilanciare il diritto alla privacy con quello all’informazione», dice un portavoce di Big G. Le richieste saranno esaminate da un comitato di esperti, di cui fanno parte anche Jimmy Wales di Wikipedia e l’italiano Luciano Floridi, professore ad Oxford di filosofia ed etica dell’informazione. Il modulo è abbastanza semplice da compilare: chiede di identificarsi fornendo la copia digitale di un documento, la firma elettronica della richiesta e l’indicazione di quale link si chiede la rimozione. «Nell’implementare la decisione coopereremo con i Garanti della Privacy e altre autorità», aggiunge il portavoce di Google.

«La decisione è certamente un fatto positivo – osserva il garante italiano per la privacy, Antonello Soro -e naturalmente non deve essere mai preclusa la possibilità di coniugare i diritti fondamentali delle singole persone con la libertà di informazione e l’interesse collettivo a conoscere dei fatti di rilevanza pubblica».

Nel comitato di sette persone con formazione diversa messo in piedi da Google ci saranno il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales; ma anche Peggy Valcke, professore di legge all’università di Lovanio; Frank La Rue, che ha un incarico speciale all’Onu per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione; Jose Luis Pinar, accademico all’università Ceu San Paolo di Madrid e il professor Floridi che si è laureato all’università La Sapienza di Roma. A farne parte anche due dirigenti di Google: il presidente Eric Schmidt e David Drummond, vice presidente degli affari legali.

La svolta del colosso del web è arrivata a pochi giorni dalla sentenza della Corte Ue, che lo scorso 13 maggio aveva dichiarato che il motore di ricerca è responsabile del trattamento dei dati personali pubblicati su pagine web di terzi. La sentenza era arrivata dopo la richiesta di un cittadino spagnolo che aveva presentato al Garante Privacy del suo paese un reclamo contro il quotidiano La Vanguardia e Google, perchè il suo nome online era legato ad una vecchia questione di debiti. Google aveva fatto ricorso e, nonostante l’anno scorso l’avvocato generale della Corte avesse dato ragione all’azienda, lo stesso organismo ha ribalto il parere il 13 maggio. A caldo Google aveva parlato di una decisione «sorprendete e deludente».

«Vorrei che fossimo stati più coinvolti in un vero e proprio dibattito in Europa – spiega in un’intervista al Financial Times Larry Page, amministratore e co-fondatore dell’azienda di Mountain View -. Ma c’è una cosa che abbiamo appreso da questa vicenda: che stiamo iniziando ora un processo di dialogo e di condivisione con la vita della gente».

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