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La Grande Bellezza dell’Oscar “pacato” di Sorrentino

Non è salito sulle poltrone Paolo Sorrentino, come aveva fatto il suo collega Roberto Benigni esattamente 15 anni fa. Il regista della Grande Bellezza ha avuto reazioni molto più pacate nel sentire pronunciare il nome del suo film alla 86ma edizione degli Oscar, ma il sollievo e la felicità erano visibili sul suo volto.

L’emozione poi è emersa nel corso del brevissimo discorso sul palco, quando ha ringraziato Toni Servillo, il produttore Nicola Giuliano, la moglie Daniela e quelli che ha definito le sue fonti di ispirazione: Federico Fellini, Martin Scorsese, i Talking Heads e Maradona. Poi, più tardi, in sala stampa ha spiegato: «Sono quattro campioni nella loro arte che mi hanno insegnato tutti cosa vuol dire fare un grande spettacolo, che è la base di tutto lo spettacolo cinematografico. Sono molto emozionato e felice, non era scontato questo premio, i concorrenti erano temibili ora sono felice e sollevato».

Grande Bellezza Italiana a parte, è stato 12 Anni Schiavo a portarsi via la statuetta più attesa, quella per il miglior film, era il secondo premio importante per il film sullo schiavismo prodotto da Brad Pitt. Prima aveva ottenuto l’Oscar per la migliore attrice non protagonista Lupita Nyong’o (e dopo avrebbe vinto ancora l’Oscar per la migliore sceneggiatura adattata). Per il resto tutto è andato secondo le previsioni: migliore attore protagonista Matthew McConaughey, dimagrito e bravissimo in Dallas Buyers Club, che ha fatto assaggiare l’ennesima sconfitta a Leonardo DiCaprio che concorreva per ‘Wolf of Wall Street’. Sempre per Dallas Buyers Club Jarred Leto ha portato a casa la statuetta per il migliore attore non protagonista e sempre secondo previsioni è andato anche il premio per la migliore attrice protagonista: Cate Blanchett per Blue Jasmine. La Blanchett è l’unica fra gli attori ad avere già in bacheca una statuetta. Nel 2004 aveva vinto l’oscar per la migliore attrice non protagonista per il suo ruolo in The Aviator. Se i numeri contano è stato Gravity a vincere di più: sette statuette, la più importante delle quali è andata a Alfonso Cuaron, il regista del film sul naufragio nello spazio. Le altre tutte tecniche: cinematografia, montaggio, colonna sonora, sound editing, sound mixing, effetti visivi. Frozen ha vinto per il miglior cartone animato, e per la migliore canzone, Let It Go, che ha battuto la favorita Ordinary Love, creata dagli U2 per il film Mandela: Long Walk to Freedom.

Il Grande Gatsby si è portato a casa qualche altra statuetta tecnica: migliori costumi e production design. Leggera e divertente la serata portata avanti da Ellen De Generes che ha anche battuto in record. Con un «selfie» che la ritraeva insieme ad un gruppo di star sedute in prima fila, ha creato l’evento più ritwittato della storia dei social network. Un modo divertente per ironizzare sulle manie di comunicazione social che sta invadendo il mondo. Anche l’Oscar si è adattato ai tempi che corrono.

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