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REGIONALI: EMMA DIGIUNA, DA PD OK A DENTI STRETTI

I più diplomatici si limitano a dire che «non hanno fatto salti di gioia», ma a quanto pare lo sciopero della fame e della sete della candidata del centrosinistra alla Regione Lazio Emma Bonino in segno di protesta per il rispetto delle leggi elettorali non ha certo messo di buonumore i partiti del centrosinistra regionale, il Pd in particolare.

E già si pensa – almeno questa è una delle ipotesi emerse da un vertice al comitato elettorale – a chiedere al governo di far slittare di qualche giorno, magari con un decreto, le scadenze delle liste (ci sarebbe un caso del ’95 a cui ispirarsi). Insomma, si cercano soluzioni. Perché la radicale, non lo nega nessuno, è una che fa sul serio, e un digiuno, magari prolungato, potrebbe essere molto rischioso. Sia per la salute dell’esile Bonino, si ragiona, sia per una campagna che già, a detta di tutti, parte in salita.

 

Il popolo di Facebook sintetizza bene l’umore della base: «Emma – è l’appello sul web – per vincere ci servi in forze». Non che sul merito della protesta qualcuno abbia da ridire: il segretario dell’Idv Lazio Stefano Pedica si è subito unito allo sciopero della fame, ma anche il Pd è stato plebiscitario. Il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha lanciato un appello «al Pd e a tutte le forze democratiche perchè collaborino a rispondere alle richieste della Bonino», il segretario laziale Alessandro Mazzoli ha parlato di «battaglia giusta e condivisibile» e l’influente membro della direzione nazionale Goffredo Bettini si è augurato che ‘il governo non rimanga sordo: il Pd spinga perchè questa situazione anomala venga modificata«. Che è un pò quello che chiede la stessa Bonino: »Il governo intervenga – ha detto – per riparare al ‘maloperatò«. Agli alleati, piuttosto, tremano le vene quando la radicale parla di ritiro delle liste »ancora ventilato«, di campagna »nei limiti delle mie capacità fisiche«, di ritiri da decidere »all’ultimo minuto«.

E se Bersani fa il pompiere (»Candidatura a rischio? Assolutamente no«), di certo a livello laziale, se pure pochi davvero temono una defezione, di certo c’è preoccupazione sugli effetti che questa iniziativa può avere sulla campagna. E il centrodestra non risparmia critiche. »Io non ho tempo di scioperare, sono in campagna elettorale« la mette giù dura la diretta rivale Renata Polverini, mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno si dice »perplesso« ma non è più tenero: »Se non si riesce a raccogliere le firme – il commento – bisognerebbe interrogarsi sul proprio grado di rappresentanza e non fare scioperi«.

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