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Roma/Storie dimenticate, arriva il Sanpietrino

Chi ricorda chi erano gli acquacetosari e Sora Agnesina? Oppure in quale chiesa di Roma ogni 17 gennaio si svolge la benedizione degli animali? Chi conosce la leggenda del fantasma del Campidoglio o la ricetta della pasta alla amatriciana firmata da Aldo Fabrizi? Da oggi per tutti i curiosi, e un pò smemorati, abitanti di Roma e non solo c’è un libretto che raccoglie le chicche della storia e della tradizione capitolina: ‘Il Sanpietrinò. Realizzata dai ragazzi dell’associazione Quadrifoglio, la pubblicazione è sbarcata anche sul web (www.ilsanpietrino.info). Il progetto è di un gruppo di giovani romani (l’autore più ‘anzianò ha 26 anni) che hanno voluto fotografare Roma da un punto di vista goliardico, «raccontandone i sapori, le tradizioni e il folklore che da sempre la caratterizzano». «Siamo un gruppo di ragazzi tra i 19 e i 26 anni – spiega il presidente di Quadrifoglio Marco Boi – e con questa pubblicazione abbiamo voluto raccontare, non la Roma del Colosseo che non ha bisogno di presentazioni, ma una Roma sparita che non tutti ricordano, soprattutto i giovani della nostra età: le leggende, le tradizioni, i termini antichi e le ricette storiche». Così, sfogliando il libro (o scorrendo il sito), si scopre che i famosi acquacetosari altri non erano che gli antichi venditori ambulanti che portavano a bordo dei loro asinelli damigiane e fiaschi di acqua tratta dalla fonte dell’ Acquacetosa. E che Sora Agnesina è il nomignolo popolare della statua di Sant’Agnese a Piazza Navona, «così denominata per la fanciullezza delle forme e per la simpatia che la giovane martire ha sempre ispirato». La chiesa in cui ogni anno si benedicono le bestiole, invece, è Sant’Eusebio all’Esquilino, mentre Aldo Fabrizi arricchiva la sua amatriciana con dello «zenzero infocato» e nà «schizzatela d’aceto profumato». E le leggende non sono da meno. Un intero paragrafo dell’opera è dedicato al fantasma del Campidoglio: un senatore romano dei tempi di Giulio Cesare che, nelle prigioni dei sotterranei di Palazzo Senatorio, prometteva monete ai carcerati e, dopo averne constatata l’ingordigia, le scambiava con mattoni. Un altro brano riferisce la storia di Costanza De Cupis, una gentildonna che abitava in un antico palazzo di via dell’Anima, famosa in tutta la città per le sue bellissime mani. Un giorno la dama si punse mentre ricamava e la ferita si infettò tanto da condurla prima all’amputazione dell’arto e poi alla morte. Da allora la leggenda vuole che, a piazza Navona, chi alza lo sguardo nelle notti di plenilunio, veda la sua mano riflessa dietro una finestra.

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