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Aids, cominciò tutto da due giovani all’Umberto I

Due giovani omosessuali romani si presentano al reparto di immunologia del Policlinico Umberto I di Roma, colpiti da due malattie poco diffuse: polmonite interstiziale e sarcoma di Kaposi, un raro tumore della pelle. Inizia così la storia dell’Aids in Italia, un anno dopo la segnalazione dei primi casi dei centri per il controllo delle malattie Usa dell’81. «Da alcuni mesi, dopo le segnalazioni di casi analoghi negli Usa, eravamo stati messi in allerta – ricorda l’immunologo Fernando Aiuti. Ma c’era un’ignoranza completa sulle cause di quella malattia che indeboliva velocemente l’organismo». Le segnalazioni dei due giovani omosessuali arrivano a Gianni Rezza e Giuseppe Ippolito, epidemiologi dell’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma, che cercano di «mettere in piedi un sistema di sorveglianza: tra il 1982 e il 1984 – spiegano – arrivarono 10 segnalazioni »che corrispondevano ai quadri clinici definiti come immunodeficienza acquisita«. Ma la vera svolta per questa malattia arriva con la segnalazione del primo caso di Aids in un tossicodipendente, non legata all’ omosessualità: »da allora – continua Rezza – la curva dei casi si impennò e subito dopo comparve la vera epidemia«. Nel 1983, il virologo Luc Montagnier identifica il virus Hiv come il responsabile della malattia; ma bisognerà aspettare il 1985 perchè in America venga approvato il primo test sugli anticorpi del virus, e perchè comincino i controlli sul sangue impiegato nelle trasfusioni. Nel frattempo, viene raggiunto un inquietante record: ogni regione del mondo conta almeno un malato di Aids.

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