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Italia tropicale, temperature medie aumentano di un grado

L’Italia sta diventando ormai sempre più un Paese tropicale, con un aumento di oltre un grado della temperatura media, un aumento del 24% di giorni estivi e il 75% in più di notti ‘caldo-umidè. Salgono di quota le colture e gli animali abituati a temperature più alte, e vengono a farci visita specie aliene sia dall’Atlantico che dall’area mediorientale. A raccontarci che il Bel Paese registra la diciottesima anomalia termica consecutiva (con 1,19 gradi in più), spostando il baricentro ‘climaticò verso sud, è il rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Annuario dei dati ambientali (edizione 2010), presentato a Roma. Il report Ispra, che scatta un’istantanea sullo stato dell’ambiente in Italia prendendo in esame diverse categorie, mette in guardia anche sull’alto rischio di frane e sul «preoccupante» inquinamento. Secondo l’Istituto il rischio del dissesto idrogeologico riguarda oltre il 70% del territorio e coinvolge 5.708 comuni (70,5% del totale): quasi 3.000 di questi sono classificati con un livello di attenzione molto alto, e oltre 1.700 con un livello elevato. L’inquinamento invece continua a essere una piaga che affligge soprattutto «le grandi città dell’area padana». A «colpire la nostra salute» sono soprattutto «le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5)», l’ozono e il biossido di azoto, tutte nel mirino degli amministratori degli amministratori locali. Infatti, nel corso dell’ultimo anno preso in esame «il 45% delle stazione di monitoraggio di Pm10 ha superato il valore limite giornaliero», mentre per le Pm2,5, più pericolose per il sistema respiratorio, non sono ancora disponibili dati nazionali. Il nostro Paese, che fino al 2004 registrava un trend in crescita, segna importanti passi avanti anche nella riduzione delle emissioni di gas serra: il taglio (per il 2009) – si osserva nell’annuario Ispra – è stato del 9,3% rispetto all’anno precedente, su cui ha influito anche la crisi economica. In ogni caso, pur essendoci avvicinati, gli obiettivi del protocollo di Kyoto sono ancora lontani. In linea con l’aumento della temperatura media globale, si riducono poi le riserve glaciali dell’arco alpino facendo calare la disponibilità idrica, fino a episodi di ‘desertificazionè, per esempio, in Sicilia. Cresce la superficie forestale, e di conseguenza anche per le buone pratiche messe a punto, cala il numero degli incendi che nel 2009 avevano mandato in fumo 31.000 ettari di boschi (causando l’emissione di 2,9 milioni di tonnellate di CO2). Infine, la perdita di biodiversità, i cui servizi eco-sistemici è possibile ‘quantificarè finanziariamente, è diventata un fattore di rischio per la società, soprattutto per la trasmissione di malattie batteriche e virali.

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