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8 marzo, basta mimose: si torna alla politica

È cominciata con le coccarde rosa che all’alba hanno invaso monumenti e lampioni della capitale ed è proseguita con le mimose davanti al Quirinale e per strada, tra le mani delle donne: la Giornata internazionale della donna, che quest’anno festeggia il centenario, ha moltiplicato i suoi simboli.

E tra le «new entry» anche i carciofi, che sono stati lanciati contro il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, le «donne oca» starnazzanti vicino al Campidoglio e gli ombrellini rossi a Firenze.

È un 8 marzo diverso da quello degli ultimi anni, quando si era andato via via scolorando del suo significato originario di lotta e rivendicazione per diventare una «festa» con regalini e cene tra donne.

Quest’anno la tendenza sembra essersi invertita, come dimostra anche la mobilitazione femminile del 13 febbraio che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone chiedendo dignità e rispetto per le donne. E la conferma, forse, sta anche nel calo della vendita delle profumate mimose che, almeno a Roma, i venditori ambulanti hanno lamentato.

La giornata si è aperta con un flash mob di alcune donne del comitato «Se non ora quando» che hanno attaccato fiocchi e coccarde rosa su monumenti, lampioni e in giro per la capitale. Il blitz non ha risparmiato palazzo Grazioli e il cavallo della Rai, da dove però la coccarda è stata prontamente rimossa. Nel pomeriggio, il comitato si è spostato a piazza Vittorio, nel cuore della Roma multietnica, dove oltre a personaggi famosi come Valeria Golino, Carmen Consoli, Tosca, Emilio Solfrizzi sono salite sul palco una studentessa, un’insegnante, una docente universitaria, tre operaie tessili e le ragazze della primavera del Lazio e della Roma, che hanno tirato palloni tra la folla. Un altro flash mob è stato organizzato dall’associazione «Donne e basta» sulla scalinata dell’Ara Coeli, vicina a quella del Campidoglio. Travestite da oche starnazzanti, con tanto di becchi gialli, una quarantina di donne, anziane e giovani, ha manifestato per «risvegliare l’Italia e tutte le menti degli italiani». Sempre nel pomeriggio, un altro corteo, organizzato da un gruppo di associazioni femminili che vanno dai collettivi studenteschi ai centri sociali, è partito dalla Bocca della verità. Si definiscono «Indecorose e libere» e hanno scelto il rosso, colore simbolo delle prostitute, per contraddistinguere la loro street parade. E poi, vista anche la coincidenza con il carnevale, travestimenti da diavole e donne ninja.

Un 8 marzo da dimenticare è stato sicuramente quello vissuto dal vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, oggetto del lancio di due carciofi che lo hanno sfiorato al volto. Il gesto è stato l’epilogo di una manifestazione di donne che hanno girato per la città regalando carciofi al posto delle mimose, come simbolo del caro-verdure. Quando il corteo si è incontrato con Gentilini, due giovani dei centri sociali gli hanno lanciato i carciofi. I ragazzi sono stati bloccati e denunciati, al vicesindaco le scuse delle incolpevoli donne. A Firenze, invece, le donne hanno sfilato con ombrelli rossi, un tempo simbolo dei diritti delle prostitute, palloncini a forma di donnine e striscioni contro Silvio Berlusconi.

A Genova, una sonora scampanellata del sindaco Marta Vincenzi ha interrotto i lavori del consiglio comunale per attrarre l’attenzione e «salutare» simbolicamente con un applauso la Giornata della Donna, aderendo cos alla manifestazione «Diamo una sveglia all’Italia» organizzata dal comitato «Se non ora quando» anche nel capoluogo ligure.

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