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Blue Whale, le 10 regole del Telefono Azzurro. La psichiatra: 2.000 ragazzi a rischio

Non stare soli, chiedere aiuto. Ecco alcuni consigli di Telefono Azzurro per chi stia pensando ad atti di autolesionismo o al suicidio. Questi due fenomeni sono strettamente legati alla «Blue Whale Challenge», la pericolosa moda giovanile per la quale non risultano in Italia casi accertati che siano incontrovertibilmente riconducibili, ma per adesso solo un caso sospetto.

C’è sicuramente un allarme, una situazione da monitorare. Telefono Azzurro ha ricevuto due richieste legate al fenomeno, una da parte di una mamma, l’altra da parte di una ragazza che dice di essere ispirata ad iniziare la challenge. L’autolesionismo sembra essere comunque in crescita, stando ai dati raccolti dalle linee di ascolto: nei primi quattro mesi del 2017 l’Associazione ha gestito 59 casi di atti autolesivi, 43 di ideazione suicidaria e 9 di tentativo di suicidio. Se questo trend venisse confermato, i casi risulterebbero in aumento rispetto all’anno passato.

«Per ogni necessità è giusto assicurare i ragazzi che Telefono Azzurro è sempre disponibile alle linee di ascolto 19696 e 114 oltre che in chat» spiega Ernesto Caffo, presidente dell’associazione da 30 anni a fianco di bambini e adolescenti.

Ecco il decalogo completo realizzato dagli esperti. 1. Esci, fai qualcosa che pensi ti possa far stare meglio 2. Quando ci si sente in difficoltà si ha la sensazione di non avere vie d’uscita. Si tratta spesso di momenti transitori. 3. Cerca di non stare solo: solitudine ed isolamento rischiano di peggiorare la situazione. 4. Prova a pensare ad una situazione di difficoltà che sei riuscito a superare. 5. Prova ad immaginare un ragazzo nella tua situazione: cosa gli diresti per aiutarlo? 6. Se sai che qualcosa ti fa stare male e pensi di essere vulnerabile, cerca di evitare. 7. Chiedere aiuto non è debolezza, è un modo coraggioso di iniziare un percorso per stare meglio. 8. Informa una persona di tua fiducia di come ti senti. 9. Se sai che un amico o una persona che conosci si auto-lesiona o sta pensando al suicidio, offrigli sostegno. Informalo anche della possibilità di rivolgersi a Telefono Azzurro. 10. Se non dovesse accettare o se tu non fossi sicuro, prova a contattare l’associazione o informa un adulto.

LA PSICHIATRA: 2.000 RAGAZZI A RISCHIO. La sfida autolesionistica via app del Blue Whale Challenge avrebbe coinvolto «almeno duemila i ragazzi italiani, e molti di essi sono racchiusi in un’età che va dai sedici ai 18 anni». Lo affermano in una nota la psichiatra Donatella Marazziti e il sociologo Mario Campanella, del Comitato Scientifico della Fondazione sulle Neuroscienze Brf. Il presunto gioco del suicidio consisterebbe nel contattare tramite profili falsi o anonimi sui social degli adolescenti proponendo loro una sfida attraverso 50 prove, di pericolosità crescente, cui non ci si può sottrarre, pena ritorsioni. Fra le prove, incisioni sulla pelle, selfie in situazioni pericolose, fino al suicidio finale. Un gioco elusivo, tanto che per qualcuno si tratterebbe di una bufala. Non per La Fondazione sulle Neuroscienze Brf, però. «Si tratta di un effetto a cascata – si legge nella nota – L’effetto Raven è determinato da un’affiliazione di gruppo – scrivono Marazziti e Campanella – che si nutre del sistema apparentemente aggregativo e di una sensazione di condivisione macabra. Se si pensa che un adolescente su quattro ha pensieri di suicidio, fortunatamente transitori – proseguono – si comprende come questa sottomissione a un imperativo di massa agisca sui nuclei fondamentali del pensiero. Ci rivolgiamo al ministro Marco Minniti – concludono Marazziti e Campanella – affinché possa potenziare la polizia postale e i servizi dedicati ai pericoli sul web: i nostri adolescenti sono a forte rischio».

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