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La terapia del dolore diventa un business, 19 arresti

Una vera e propria organizzazione a cui partecipavano dirigenti medici, esponenti del ministero della Salute e diversi manager del campo farmaceutico. L’obiettivo era quello di pilotare il «business» delle cure palliative e delle terapie del dolore. È questo quanto emerso dall’operazione Pasimafi, indagine coordinata dalla Procura di Parma che questa mattina, grazie ai Carabinieri del Nas, ha scatenato un blitz con oltre 200 militari impegnati.

19 gli arresti fra dirigenti medici e imprenditori del settore farmaceutico, 75 le persone indagate, fra cui il rettore dell’Università di Parma Loris Borghi per abuso d’ufficio, 17 aziende coinvolte (con sedi in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria e Lazio) e quasi 500mila euro di beni sequestrati. Al vertice dell’organizzazione, secondo le indagini coordinate dal pm Giuseppe Amara, il professor Guido Fanelli. 62 anni, direttore della struttura complessa 2a anestesia e terapia antalgica dell’azienda Ospedaliero Universitaria e luminare in questo campo tanto da essere uno dei principali artefici della legge 38 sulle cure palliative. Sarebbe stato lui nel 2015, sempre a detta degli inquirenti, a costruire la fitta rete di interessi che ha portato alla creazione di due società di comodo per il riciclaggio del denaro illecito e che permettevano di acquistare immobili, auto di lusso ed anche uno yacht il “Pasimafi V” che era in uso alla famiglia del professore universitario. Una efficiente organizzazione in grado di effettuare ricerca non autorizzata su pazienti in alcune strutture di Terapie del Dolore dell’Università di Parma e della regione Emilia-Romagna, di organizzare convegni medici con controllo diretto delle stesse aziende farmaceutiche ed anche pilotare le pubblicazioni scientifiche.

Quando un’azienda amica doveva ad esempio fare ricerca su un nuovo farmaco, l’organizzazione forniva cinque, sei pazienti ed effettuava i test senza avvisare i diretti interessati e tantomeno la commissione etica preposta, poi, una volta passata la sperimentazione illegale, si proseguiva con l’iter regolare. Sui corsi di formazione invece il feeling con i privati era talmente forte che le ditte decidevano argomenti, relatori ed addirittura arrivava a selezionare i partecipanti. Ma si andava anche oltre arrivando addirittura modificare a pubblicazioni scientifiche ad hoc, e pilotate, sull’argomento. Coinvolto anche un dirigente compiacente del Ministro della Salute ma la ramificazione era talmente efficiente che in questo settore il gruppo aveva praticamente il controllo assoluto grazie anche all’hub delle terapie del dolore del professor Fanelli che poteva contare su 19mila pazienti fra Università di Parma e centri dell’Emilia-Romagna.

Sistema tanto efficiente che lo stesso Fanelli, in un’intercettazione, era arrivato a dire: «Non è che faccio il boss, sono io e basta, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe» e ancora «ho la forza di spostare milioni di euro perché con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo». Tante ovviamente le reazioni all’operazione dei Nas. «Sto seguendo con grande attenzione lo sviluppo dell’inchiesta, i capi d’imputazione sono gravissimi» ha sottolineato il ministro della salute Beatrice Lorenzin, che esprime «profondo sgomento perché si tratta di uno dei settori più delicati che riguardano il fine vita». (Ansa)

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