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Ecco chi sono gli esponenti di spicco dell’élite manageriale italiana

computer-riunione-lavoro-pcSi sente sempre più spesso ormai parlare di manager nel contesto italiano e anche di una sorta di élite manageriale che si sta venendo a creare. Chi fa parte di questa stretta cerchia? Proveremo a delineare in questo articolo l’organigramma dei manager più autorevoli nel panorama italiano, quelli che si sono distinti da tutti gli altri sia a livello di competenze che di risultati ottenuti e di obiettivi raggiunti.

Ecco da chi è composta l’élite manageriale italiana:

1. Riccardo Zacconi: attuale CEO della King londinese (il cui successo è derivato dal videogioco Candy Crush) ha acquistato nel 1999 il portale Clarence in Italia dopo una laurea alla Luiss.

2. Vittorio Colao: in comune con Zacconi la grigia Londra, laureato alla Bocconi con un master conseguito presso la prestigiosa università di Harvard. Ha esordito lavorando per la Morgan Stanley; nel 2013 ha condotto la delicata transazione che ha permesso alla Omnitel di diventare Vodafone. Attualmente è impegnato con un ambizioso progetto che prevede lo sviluppo di una banda “ultralarga”.

3. Marco Tronchetti Provera: niente Londra per lui ma una strepitosa carriera come Amministratore Delegato del Gruppo Pirelli di cui è Vice Presidente esecutivo dal 2015, precisamente dal 20 ottobre. Pensare che Tronchetti Provera è in Pirelli dal 1986, iniziando come socio accomandatario. Merito di Tronchetti Provera è stato anche quello di aver puntato nel settore immobiliare: è suo infatti il progetto definito “Grande Bicocca” con la quale ha reso la vecchia area della Bicocca, un tempo piena di tristi fabbriche, un quartiere residenziale molto prestigioso.

4. Daniela Riccardi: anche lei una CEO come Colao e Zacconi, ma questa volta nella capitale francese e della Baccarat. La sua carriera è stata a dir poco invidiabile: è stata la prima brand manager per la Procter & Gamble a Bruxelles, poi a Bogotà sino a Città del Messico, Canton e poi Mosca.

5. Paolo De Cesare: ancora Parigi, CEO della Printemps dal 2007, precedentemente Indipendent Board Member dell’Indesit e ancor prima President Global Skin Care per ben 7 anni.
Laureato presso la Sapienza di Roma, lui rientra nel “dream team” ovvero i manager italiani che hanno raggiunto importanti cariche presso multinazionali estere. Insieme a lui fanno parte di questo prestigioso team anche Ferdinando Beccalli – Falco; il sopracitato Vittorio Colao oltre che Riccardo Zacconi; Daniela Riccardi; Fabrizio Freda, CEO della Estée Lauder; Antonio Belloni, Capo Operativo della Lvmh e Franco Bianchi CEO a Bologna per la Haworth.

6. Guerrino De Luca: CEO per Logitech, il colosso delle tastiere, dei mouse e dei telecomandi. Per lui una carriera invidiabile che inizia con l’Olivetti nella Silicon Valley e continua dagli anni ’90 con l’Apple.

Questa, secondo alcuni è l’élite manageriale che ci rappresenta non solo in Italia ma anche all’estero.

Abbiamo tanto parlato quindi di manager, ma sappiamo con precisione cosa significa questa parola? Cercheremo adesso di dare una spiegazione esaustiva del termine manager e della sua etimologia. Ovviamente siamo nel campo dell’economia aziendale, o meglio nell’organizzazione aziendale, in cui il dipendente in oggetto ha una serie di responsabilità e si occupa inoltre della gestione di una determinata area. Il corrispettivo italiano è ‘dirigente’, che però può creare ormai ambiguità.

Pochi sanno che questo sostantivo deriva dal francese, precisamente dal verbo manager, la cui traduzione è “organizzare, gestire qualcosa”. Scavando ancora nell’etimologia scopriamo che naturalmente deriva da un’espressione latina: “manu agere”, più poeticamente e andando leggermente al di fuori dalla terminologia aziendale, “condurre con la mano”. In fondo, un manager fa proprio questo nel suo settore, conduce per mano i propri dipendenti, le persone che gestisce, la sua squadra, il suo team, la sua azienda. Essere e diventare dei grandi manager non è quindi da tutti, esistono dei particolari valori professionali da condividere e da rispettare, come sottolineano Emma Villa e Monica Fabri nel loro volume dedicato ai manager italiani intitolato “Risorse sovraumane. Autoritratto dei manager italiani di oggi”.

Alcuni di questi valori sono facilmente intuibili, come l’impegno e il pragmatismo, ma ce ne sono altri a cui forse non avete mai pensato e che risultano essere fondamentali per il successo di un’azienda. Primo fra tutti il dare priorità e lo sposare l’ideale dell’azienda da cui scaturisce successivamente un particolare tipo di rispetto per il lavoro che si sta svolgendo e per chi lo sta effettuando. Questo particolare denota una dedizione all’azienda presso cui si lavora e una responsabilità che si riflette poi sul sociale. Un valore non sottovalutabile è anche quello dell’ambizione, basilare per spingersi sempre oltre anche se a volte significa peccare di tracotanza, a volte però bisogna puntare a tutto per ottenere il massimo.

Concludiamo citando Gianluca Raisoni, consulente presso la Spencer Stuart, che sostiene che ciò che contraddistingue i manager italiani e che li rende a tratti “migliori” e più preparati dei concorrenti stranieri è “l’abitudine ad affrontare le difficoltà”. Siete d’accordo?

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