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Nizza, silenzio spettrale nella Promenade della morte

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La Promenade des Anglais, il salotto buono di Nizza, animato durante la stagione estiva da feste e risate, stanotte vive nella morsa di un silenzio spettrale. Una notte di dramma e dolore seminato dalla folle corsa del tir che ha falciato decine di vite, oltre 80 le vittime. I circa 7 chilometri di questo spettacolare lungomare, simbolo della costa Azzurra, sono tagliati in due da un cordone di transenne e uomini dell’antiterrorismo che impediscono il passaggio a chiunque e perquisiscono meticolosamente le persone che devono far ritorno nelle case situate nel perimetro messo in sicurezza.

Seminate a terra, in maniera disordinata, le tracce di quei terribili momenti. Un tappeto di vetri rotti, oggetti fracassati, borse, maglioni, oggetti abbandonati in fretta dalla folla che ha cercato di evitare quell’enorme proiettile impazzito. E poi scarpe, tante scarpe seminate da chi ha cercato di scappare in ogni modo. L’angoscia di quei momenti si legge negli sguardi dei tanti giovani ancora sotto shock che vagano tremando e piangendo stretti gli uni agli altri. I poliziotti li raccolgono in piccoli gruppetti e li rimandano a casa grazie al passaparola dei taxi che fanno da navetta di emergenza. Due ragazze si ritrovano dopo essere state separate dalla folla impazzita in quei drammatici momenti. Urlano, piangono disperate per scaricare la tensione e la paura di essersi perse per sempre.

La zona che dal porto arriva fino all’hotel Le Meridien, il punto dove inizia il cordone di polizia, è praticamente deserta, anche se illuminata a giorno dai lampeggianti dei mezzi di soccorso e della polizia, mentre elicotteri sorvolano a bassa quota la zona. Sirene e pale rotanti sono gli unici rumori in una città che stanotte veglia i suoi morti.

LA TESTIMONE. «Era una serata di festa, si è trasformata in un incubo che segnerà per sempre le nostre vite». Piange Marlena quando, davanti all’ospedale di Nizza, racconta il terribile attentato che ieri sera ha sconvolto la Francia. «Tenevo per mano i miei quattro figli – racconta – poi all’improvviso le urla della gente e quel tir che ci è passato accanto andando a zig zag e schiacciando tutto e tutti». Per un attimo non ha più visto i figli: «È stato per pochi secondi – dice – quando li ho rivisti avevano il terrore sul volto e sui vestiti il sangue di tutti quei morti. Fisicamente stanno bene, ma sono sotto shock – conclude -: dicono che non vogliono mai più uscite di casa».

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