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Giustizia, Fauttilli: Adesso occorre una riforma organica

federico-fauttilli“Un importante passo in avanti nel tentativo di rendere più efficiente il settore della giustizia civile, ma l’intero comparto, sia civile che penale, resta in gravi condizioni. Serve una riforma organica per consentire ai cittadini e alle imprese di avere risposte chiare e rapide e non in tempi biblici. Ne va della credibilità stessa del nostro Stato. Oltre a comportare un costo sociale, l’efficienza della giustizia è infatti un costo per l’intero sistema produttivo in termini di crescita e produttività, con procedure fallimentari sempre in aumento, fughe di imprese all’estero e assenza di investimenti da parte di imprese estere. Auspichiamo dunque che il Governo provveda quanto con un Testo Unico della Giustizia, in un’ottica non settoriale ma generale”. Lo ha affermato il deputato pontino del gruppo parlamentare “Democrazia Solidale-Centro Democratico” Federico Fauttilli durante le dichiarazioni di voto finale nell’Aula di Montecitorio al ddl delega di riforma del processo civile.

“Nonostante le rassicurazioni provenienti dal Governo a proposito di una decrescita del numero dei procedimenti civili pendenti (passati dai complessivi 5.257.693 del 30.06.2013 ai 4.898.745 del 30.06.2014), le cause – ha sottolineato Fauttilli – sono ‘invecchiate’: quelle ultra triennali nel 2013 erano il 28% del globale e nel 2014 sono salite al 32% con conseguente ulteriore aumento della violazione dell’art. 6 Cedu che sancisce la ragionevole durata dei processi. Aspettiamoci dunque ulteriori condanne. È chiaro, quindi, che siamo di fronte ad una vera, e non certo nuova, emergenza giustizia e si comprende la necessità di un intervento rapido in particolare sulla giustizia civile, intervento che ci viene richiesto dai cittadini ma anche dall’Unione europea e dallo stesso Presidente della Bce, Mario Draghi. Proprio la Ue osserva che in Italia sono necessari ben 608 giorni, in media, per chiudere una controversia civile o di natura commerciale. Si tratta di un dato che pone l’Italia al terzultimo posto tra Paesi Ue che hanno fatto peggio, davanti solo a Cipro e Malta. Inoltre, solo per fare un esempio, sul ‘Sole 24 Ore’ del 2 febbraio 2016 è stata pubblicata la sintesi di un rapporto di Mediobanca Securities secondo il quale il valore attuale dei crediti deteriorati (tranche junior) si situa tra il 27% ed il 37% del valore nominale dei titoli. Un “taglio di capelli” (per utilizzare il gergo del mestiere) simile a quello subito dai detentori di tango bond argentini. Si tratta di un dato allarmante che tra le varie motivazioni ha anche la lentezza della giustizia civile italiana che comporta lunghissime procedure per ottenere qualcosa (con pignoramenti e quant’altro) dai debitori iniziali”.

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