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Dal Toto nero e Calciopoli a Fuorigioco, tutte le inchieste sul calcio italiano

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Luciano Moggi

Per il calcio italiano non c’è pace. L’operazione “Fuorigioco” della Procura di Napoli che accusa di presunti reali fiscali 64 fra dirigenti e calciatori, e 35 club di serie A e B, è l’ultimo scandalo che coinvolge il campionato più bello del mondo, ammesso che lo sia ancora. Per ora è presunto, si vedrà poi se ci fu vero illecito fiscale. Intanto è materia per nuove polemiche. Il calcio dunque torna periodicamente in prima pagina per vicende poco sportive.

Non è passato nemmeno un anno dalla bufera che si scatenò con l’inchiesta della Dda di Catanzaro, nel maggio 2015, che impressionò perfino il Presidente della repubblica Mattarella che si disse “indignato”, e fece dire al premier Renzi di essere “disgustato”. Nell’occasione, nel mirino della giustizia un giro di presunte scommesse in Lega Pro e Dilettanti, il mondo di quella che era la vecchia serie C fu travolto da 50 fermi e 70 indagati, decine di partite sospettate di combine, e due associazioni criminali ritenute in grado di alterare i risultati.

Negli stessi giorni di maggio 2015 la prima puntata di un altro dei ricorrenti procedimenti giudiziari legato alla gestione dei diritti tv del calcio italiano, seguito da una seconda a ottobre, e fiumi di polemiche, tanto da far dire al presidente del Coni Giovanni Malagò ‘gli scandali del calcio ci amareggiano’. Ma quelli che tornano più spesso sono le bufere per scommesse e combine.

Prima fra tutte quella del toto nero: nel 1980 furono arrestati, fra gli altri, i calciatori Manfredonia Giordano e Albertosi. Condannati dai tribunali sportivi, poi tutti assolti dalla giustizia ordinaria, sempre più lenta di quella del pallone che condannò anche quel Paolo Rossi che tornò in campo appena in tempo per diventare l’eroe dei Mondiali di Spagna ’82.

Nel 1986 la Lazio si prese 9 punti di penalizzazione per responsabilità oggettiva in un altro caso di scommesse che coinvolse suoi giocatori. Nel 2001 la giustizia prese di mira Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia, per un presunto tentativo di combine. Nel 2004 l’ufficio inchieste si occupa di Modena, Sampdoria, Siena e poi anche il Chievo. Due anni dopo scoppia Calciopoli che costò l’azzeramento dei vertici federali e l’inedita retrocessione in B della Juventus. Personaggio centrale dell’inchiesta Luciano Moggi, poi radiato, puniti pure i designatori arbitrali Pairetto e Bergamo. L’ultima vicenda di calcioscommesse è quella della Procura di Cremona sui presunti legami tra bande di scommettitori, non tutti dalla fedina penale limpida e alcuni giocatori.

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Pietro Leonardi

OPERAZIONE FUORIGIOCO, LE NUOVE ACCUSE.  L’esistenza di un radicato sistema finalizzato ad evadere le imposte, posto in essere da 35 società calcistiche di serie A e B nonché da oltre un centinaio di persone fisiche, tra calciatori e loro procuratori emerge, secondo il procuratore aggiunto di Napoli, Vincenzo Piscitelli dall’operazione “Fuorigioco”. In particolare, il meccanismo fraudolento architettato per sottrarre materia imponibile alle casse dello Stato italiano è stato adottato nel contesto delle operazioni commerciali sulla compravendita di calciatori.

I procuratori dei calciatori provvedevano a fatturare in maniera fittizia alle sole società calcistiche le loro prestazioni, simulando che l’opera di intermediazione fosse resa nell’interesse esclusivo dei club, mentre di fatto venivano tutelati gli interessi degli atleti assistiti dagli agenti medesimi. È questo, secondo il procuratore aggiunto di Napoli, Vincenzo Piscitelli, uno dei meccanismi fraudolenti che ha portato a perquisizioni e sequestri nei confronti di società di calcio di A e B.

Inoltre, le società, da parte loro – sempre per la Procura – approfittavano dell’indebito vantaggio di potersi completamente dedurre dal reddito imponibile queste spese, beneficiando altresì della detrazione dell’imposta sul valore aggiunto relativa alla pseudo prestazione ricevuta in esclusiva. In questo modo – si sottolinea – veniva consentito ai calciatori di non dichiarare quello che sostanzialmente era un benefit riconosciuto agli stessi dalla società calcistica che si accollava, a vantaggio dell’atleta, anche la spesa per l’intermediazione. Alcuni agenti stranieri, di nazionalità argentina, peraltro, mediante il ricorso a documentazione fiscale e commerciale fittizia e attraverso l’interposizione di società `schermo´ con sede anche in `paradisi fiscali´, delocalizzavano i proventi derivanti dalle attività professionali. A fronte dei rilevanti importi fraudolentemente evasi (oltre 12 milioni di euro), la misura patrimoniale del sequestro applicata – dice Piscitelli – ha lo scopo di tutelare in maniera cautelativa le casse dello Stato, facendovi rientrare le somme che illecitamente erano state sottratte al Fisco dagli indagati.

Tra gli indagati nell’inchiesta Fuorigioco c’è anche il direttore generale del Latina Calcio Pietro Leonardi

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