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Vatileaks, il Bambino Gesù rivuole indietro i soldi spesi per l’attico di Bertone

ospedale-bambino-gesu-romaIl Bambino Gesù non ci sta e rivuole indietro i soldi spesi indebitamente, se l’inchiesta di Vatileaks 2 lo proverà, per la ristrutturazione dell’attico del card. Tarcisio Bertone in Vaticano. Una richiesta di risarcimento «anche dei danni morali» annunciata dalla presidente della Fondazione Bambino Gesù, Mariella Enoc in occasione della presentazione di una campagna per aiutare i bimbi affetti da malattie gravi: «Se effettivamente le carte dicono che qualcosa è stato tolto certamente noi chiederemo tutti i danni, non soltanto quelli economici, ma anche i danni morali che l’ospedale ha subito», ha precisato.

Secondo quanto pubblicato nel libro «Avarizia» di Emiliano Fittipaldi, infatti, tramite il manager Giuseppe Profiti, ex numero uno del Bambino Gesù, furono dati 200 mila euro per i lavori di ristrutturazione dell’immobile. Lo stesso Profiti ha più volte confermato il finanziamento, spiegando però che si trattava di un «investimento» in quanto la casa dell’ex segretario di Stato vaticano sarebbe stata poi utilizzata come sede per iniziative istituzionali e di fund raising per i piccoli dell’ospedale romano. «Quando sono arrivata – ha spiegato Enoc – ho immediatamente pensato a riportare la Fondazione in evidenza, a darle valore, forse anche per la mia storia personale. Non conoscevo i problemi che sono emersi, quindi sono partita molto tranquillamente per fare un’operazione che ritenevo utile. Sono usciti i problemi, li stiamo con grande determinazione affrontando con la Santa Sede».

Il nuovo Consiglio ha ricordato Enoc, «è nato nei giorni della bufera» della nuova fuga e pubblicazione di documenti riservati, ma «tutti i consiglieri hanno riposto fiducia» in questa struttura. «Bisogna aver fiducia in questa Chiesa che veramente vuole servire i poveri». Sul fronte Vatileaks 2, intanto, ci sono da registrare le polemiche sull’assenza di reazioni da parte italiana per il processo contro i due giornalisti, oltre a Fittipaldi anche a Gianlugi Nuzzi autore di «Via Crucis»: 103 deputati di diversi gruppi hanno firmato un appello di solidarietà: «Siamo preoccupati per il processo al quale sono sottoposti e chiediamo che siano loro riconosciuti pieni diritti di difesa».

E il deputato dei Conservatori Riformisti, Massimo Corsaro, ha chiesto l’intervento del governo: «Questo processo, che proietta lo Stato del Vaticano al tribunale della Santa Inquisizione con un salto all’indietro di 500 anni, non solo vìola l’articolo 21 della nostra Costituzione e l’articolo 111 sul giusto processo, ma vìola anche i trattati internazioni sottoscritti dall’Italia e dal Vaticano a cominciare da quello del 1929. Il che sarebbe già più che sufficiente per avviare un civile confronto tra i due Stati». Mentre Fabrizio Cicchitto (Ncd) spiega: «Se fossi Fittipaldi e Nuzzi non andrei al processo e non riconoscerei quel Tribunale visto che si tratta di cittadini italiani sottomessi a leggi italiane e non a quelle della Città del Vaticano». Protesta anche Francesca Chaouqui, indagata come presunto «corvo» e principale imputata insieme a mons.

Vallejo Balda: «Sono a processo per una fuga di notizie. E mentre aspetto di capire cosa è meglio fare per me – scrive la donna su Facebook – leggo dai giornali che filtrano gli atti del processo: atti secretati. Atti in base a cui si deciderà se ho o non ho tradito il Papa e che io ho sfogliato per soli 20 minuti. In teoria Essi dovrebbero essere Posseduti solo dagli avvocati e dagli inquirenti, a noi non vengono dati proprio per evitare che escano. Invece stanno lentamente diventando di dominio pubblico. Il Vaticano è un colabrodo». «Nella giornata mondiale delle donne – ha concluso la ex consulente vaticana – pensate al male che mi sta facendo uno Stato che siede all’Onu addirittura in difesa dei diritti dell’umanità. Mi viene tolta la dignità da chi esiste in nome di Dio. Perchè io dovrei sottostare a tutto questo?».

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