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Mafia Capitale, udienza di 12 ore: Comune, Regione e Ministero parti civili

inchiesta-mafia-capitale-roma-arrestiIl comune di Roma, la Regione Lazio e ministero degli Interni sono state ammesse come parti civili nel processo a Mafia Capitale. Una decisione arrivata dopo una udienza fiume, la seconda, durata oltre 12 ore nell’aula bunker di Rebibbia e incentrata sul nodo di chi aveva chiesto di comparire come parte lesa nel procedimento.

In aula non sono mancati momenti di tensione quando i legali che avevano presentato istanza di parte civile hanno chiesto di replicare ma il presidente della X sezione Rosanna Ianniello ha spiegato che non ne avevano il diritto. Bagarre e venti minuti di urla anche da parte anche degli avvocati di M5S dopo di che il giudice si è ritirato in camera di consiglio.

Nella prima udienza erano state oltre cinquanta le istanze depositate ai giudici della X sezione penale. Un vero e proprio esercito di soggetti, tra associazioni, partiti politici ed enti locali, che hanno chiesto di poter figurare in giudizio come parti lese. E come nella prima udienza, anche nel secondo atto del maxiprocesso a Mafia Capitale è sempre la difesa di Massimo Carminati a tenere banco e lanciare stoccate anche alla Procura in quello che si annuncia come un vero e proprio duello che si durerà mesi.

In aula non sono mancati momenti di tensione quando i legali che avevano presentato istanza di parte civile hanno chiesto di replicare. «Questo processo non deve diventare un baraccone e il Pd guardi in casa propria per capire chi l’ha danneggiato», ha affermato in aula l’avvocato Ippolita Naso, figlia delo storico difensore dell’ex Nar, Giosuè Naso. Nell’aula bunker di Rebibbia, gremita di avvocati, giornalisti ma anche semplici curiosi, per la prima volta una dozzina di imputati hanno potuto essere presenti al processo. Trasferiti nei giorni scorsi nel carcere romano, l’ex consigliere regionale Luca Gramazio, l’ex ad di Ama, Franco Panzironi e l’ex braccio destro di Salvatore Buzzi, Carlo Maria Guarany ed altri hanno potuto accedere alle celle della aula ‘B’ del penitenziario. In silenzio, commentando di rado tra loro o con brevi colloqui con i propri avvocati, hanno assistito all’udienza che è stata totalmente assorbita dalla questione delle costituzioni di parti civili.

La parola è, quindi, passata agli avvocati difensori che hanno dovuto esprimersi su ogni singola istanza. Dal canto suo la procura per bocca dei pm Paolo Ielo e Luca Tescaroli hanno espresso il loro «no» alla costituzione di responsabile civile del Comune di Roma e dei cittadini capitolini come parti civili. L’avvocato Naso è intervenuta senza risparmiare critiche alla scelta fatta dal Partito democrati. «Se il Pd lamenta danni di immagine – ha spiegato la penalista – dovrebbe chiederli a chi ha effettivamente danneggiato partito e che lo ha rappresentato: tenderei ad escludere che Carminati sia mai stato iscritto al Pd». Parlando più in generale l’avvocato ha aggiunto che «questo sia un processone, processo o processetto» non deve essere scambiato «per un carrozzone sul quale provare a salire: 54 istanze possono solo paralizzare il processo». Una posizione per certi versi condivisa anche dal difensore di Buzzi, Pier Gerardo Santoro. «L’associazione per delinquere di stampo mafioso – ha detto – non può essere considerata come una società in cui si dividono gli utili, qui ognuno risponde per conto suo. Pertanto chiediamo l’esclusione di costituzioni di parte civile di associazioni». E ancora:«La qualità del servizio reso dalle cooperative di Salvatore Buzzi è indiscutibile».

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