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Fiumicino, a un anno dal disastro del cherosene Wwf e LIPU vogliono chiarezza

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Esattamente un anno fa a Fiumicino, nella zona di Maccarese, è avvenuto un disastro ecologico e ambientale senza precedenti. A causa di un tentativo di furto ad un oleodotto dell’Eni, un’enorme quantità di cherosene si è riversata nel Rio Palidoro e nel Rio Tre Cannelle, fino alla foce dell’Arrone, penalizzando la rete capillare dei canali agricoli e di bonifica e sfiorando le aree naturalistiche.

Oggi Riccardo Di Giuseppe, Responsabile delle Oasi Wwf del comune di Fiumicino, riporta l’attenzione su una vicenda della quale, nonostante il clamore iniziale, attualmente non si sa più nulla. “Siamo giunti ad un anno esatto dal disastro ambientale che ha investito il territorio e la Riserva Litorale Romano – spiega Di Giuseppe – Fu una catastrofe ecologica di grandi proporzioni. Dopo un anno però i riflettori si sono spenti e, purtroppo, di questa vicenda ne sappiamo ben poco. Qual è stata l’entità dei danni provocati? Come procedono i monitoraggi e le analisi sulle matrici ambientali? Che interventi sono stati fatti e quali si faranno? Purtroppo ancora nessuna risposta a queste domande. Nel nostro territorio sono tanti gli impianti inquinanti che mettono a rischio la nostra salute e quella dell’ambiente in cui viviamo”.

Secondo Di Giuseppe era opportuno da subito «attivare un un monitoraggio delle matrici ambientali, aria, suolo e acqua; sono ormai anni che lo chiediamo alle amministrazioni. Questi risultati dovrebbero essere visibili a tuttì. E oggi la Lipu Ostia-Litorale libererà sulla spiaggia di Maccarese, in via Praia a Mare, degli uccelli marini ed acquatici curati dal Crsf Lipu di Roma, tra i quali un Germano reale e un gabbiano reale, tra le specie simbolo del disastro più colpite dal cherosene e che si cibarono di pesci avvelenati”.

Un anno fa nei canali di Fiumicino, infatti, a causa dello sversamento di cherosene nei canali, ci fu una moria di pesci che a loro volta attrassero numerosi animali, tra mammiferi e uccelli acquatici, che rimasero impregnati di carburante o morirono per aver mangiato del pesce avvelenato. I volontari di Wwf, LIPU e protezione civile fortunatamente riuscirono a salvarne una buona parte.

Adesso però Wwf e LIPU sono unite nel chiedere spiegazioni riguardo il procedere delle operazioni di ripristino di quell’importante area naturalistica. “Dopo 12 lunghi mesi – sostiene il Comitato Rifiuti ZERO di Fiumicino – ancora non abbiamo notizia degli esiti del monitoraggio previsto dal piano di caratterizzazione: l’unico effetto concreto e positivo prodotto dallo sversamento è stata la chiusura della tratta di oleodotto da Civitavecchia a Fiumicino”.

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