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Camorra e trasporto dei prodotti alimentari, 20 arresti e 40 indagati

dia-dda-antimafia-polizia-ccSono quaranta, complessivamente, le persone indagate nell’inchiesta che ha portato all’operazione della Direzione investigativa antimafia tra Campania, Lazio e Sicilia. L’ordinanza del gip, che ha portato a 20 arresti (nove in carcere e undici ai domiciliari), è arrivata al termine di una lunga indagine, conclusasi nel 2014. Sono emerse, attraverso intercettazioni, servizi sul territorio, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e indagini a loro riscontro, «le modalità di infiltrazione del clan dei Casalesi e del clan Mallardo nel sistema del trasporto su gomma dei prodotti agroalimentari commercializzati nei principali mercati ortofrutticoli della Campania, della Sicilia e del Lazio».

«In sostanza – osserva la Dia – i sodalizi criminali, imponevano ai commercianti i vettori da utilizzare, riconducibili a società di diretta loro espressione o asservite ad esse, ledendo così gravemente il sistema della libera concorrenza». Contestualmente alle 20 ordinanze, è stata data esecuzione, in Campania, Lazio e Sicilia a un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Napoli, nei confronti degli indagati, delle società di trasporto, dei mezzi coinvolti e dei beni immobili ad esse riconducibili, valutato in svariati milioni di euro .

LE ACCUSE. L’ordinanza del GIP è stata emessa all’esito di una prolungata attività investigativa, conclusasi nel 2014, che ha consentito di delineare – attraverso attività tecniche di intercettazione, servizi sul territorio, dichiarazioni di collaboratori di giustizia ( ed indagini a loro riscontro) – le modalità di infiltrazione del Clan dei Casalesi e del Clan Mallardo nel sistema del trasporto su gomma dei prodotti agroalimentari commercializzati nei principali mercati ortofrutticoli della Campania, della Sicilia e del Lazio. In sostanza, i sodalizi criminali, imponevano ai commercianti i vettori da utilizzare, riconducibili a società di diretta loro espressione o asservite ad esse, ledendo così gravemente il sistema della libera concorrenza. Nell’ordinanza cautelare, il Gip, ripercorre le fasi dell’indagine, avviata 5 anni orsono a seguito di analoga attività investigativa coordinata da questo Ufficio (Operazione Sud Pontino) che aveva disvelato il sistema attraverso il quale il clan dei Casalesi, servendosi di Costantino Pagano, rappresentante degli interessi del sodalizio «Schiavone-Del Vecchio» e proprietario de «La Paganese trasporti, aveva monopolizzato il trasporto delle merci sul territorio nazionale dai Mercati ortofrutticoli di Fondi, Catania, Palermo, Gela e Giugliano in Campania. Si ricorda che quell’indagine aveva portato all’arresto di decine di imprenditori e di altri soggetti legati, non solo al clan dei casalesi, ma, anche, a Cosa Nostra siciliana ( in tale contesto venne poi tratto in arresto anche Gaetano Riina ). Risultava infatti, sulla base di investigazioni poi confermate dalle successive sentenze, che vi era stata una vera e propria alleanza fra le diverse mafie che si erano »spartite« il mercato del trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli.

Gli enormi interessi generati da tale sistema, l’esigenza di reinvestire capitali illeciti e la necessità di ottenere consenso ( consenso sociale su cui si fonda la forza di un’organizzazione criminale mafiosa ) avevano spinto i sodalizi, all’indomani degli arresti effettuati nel 2010, a riorganizzarsi per colmare il vuoto ingenerato dalla disarticolazione della »Paganese trasporti«. Nell’ordinanza, il Gip ripercorre le fasi della riorganizzazione del sistema impositivo: all’indomani della esecuzione delle misure cautelari personali e del sequestro preventivo delle aziende trasporto avvenuti nel Maggio 2010 la presenza mafiosa in tale settore veniva garantita dalla ditta individuale di Libero Frontoso, fratello di Salvatore – arrestato nella Operazione Sud Pontino perché stretto collaboratore di Costantino Pagano – e, più tardi, da Luigi Terracciano, altro collaboratore del Pagano – anch’egli arrestato nella medesima operazione – che, nella primavera del 2012, uscito dal carcere, ed ottenuto gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute, riprendeva a svolgere la pregressa attività. In particolare, nella seconda metà del 2010, il Frontoso riusciva a sottrarre alla Paganese trasporti (nel frattempo amministrata da un custode giudiziario) tutto il portafoglio clienti. Dalle conversazioni intercettate e dai conseguenti riscontri emergeva che il Frontoso, per gestire l’attività siglava un accordo con la società di autotrasporto di prodotti alimentari I.T.A. (International Transport Agency) operante nella zona di Nocera e Pagani, in provincia di Salerno. Come emerge dall’ordinanza del GIP, il passaggio del »portafoglio clienti« della Paganese Trasporti, costituito dai commercianti di Avezzano e di Fondi, in precedenza serviti dalla predetta società e dalla galassia di »padroncini« che a questa facevano capo, alla I.T.A. di Pagani ed al Frontoso, avveniva non per libera scelta dei commercianti, ma per imposizione. Nella primavera dell’anno 2012, le intercettazioni consentivano di registrare un elemento di novità, in grado di modificare del tutto gli equilibri nei rapporti tra Frontoso e la ITA. Veniva infatti scarcerato e sottoposto agli arresti domiciliari, Luigi Terracciano, il più stretto collaboratore di Costantino Pagano, che immediatamente assumeva il controllo della gestione dei trasporti dell’ortofrutta dei commercianti abruzzesi, utilizzando la ditta di Libero Frontoso e marginalizzando di fatto la ITA .

In questo contesto venivano registrate una serie di telefonate indicative della spartizione di competenze tra i mercati di Fondi e di Giugliano, rispettivamente controllati dai clan casertani e dal clan Mallardo. Risultava evidente, un mutamento dei rapporti di forza che governavano il settore oggetto delle investigazioni della DIA. Nonostante le misure cautelari, Pagano – rappresentato durante la carcerazione da Frontoso e Terracciano – era riuscito a mantenere saldi i rapporti con i siciliani, per cui i trasporti per i mercati di Fondi e della provincia di Caserta non avevano subito stravolgimenti. Non così era avvenuto per il Mercato Ortofrutticolo di Giugliano in Campania il cui controllo era passato progressivamente a partire dal 2010, dalle mani dei Casalesi a quelle del clan Mallardo che aveva mutuato, dai casalesi, il metodo di controllo monopolistico, affidandone la gestione operativa a Salvatore D’Alterio, ove, per diretta investitura del reggente del sodalizio, Patrizio Picardi, diveniva l’uomo di punta nella gestione e nel controllo, per loro conto, dei trasporti su gomma e delle transazioni nel settore ortofrutticolo. A riscontro di tali vicende, venivano acquisite le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuliano Pirozzi, affiliato ai Mallardo, ampiamente riscontrate dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, nei confronti del D’Alterio da cui emergeva il suo ruolo di dominus e la sua autorevolezza nell’assegnare di volta in volta i viaggi ai vettori di riferimento ed inseriti nel sistema monopolistico spartitorio creato dal clan.

Nell’ordinanza del Gip, si fa poi riferimento ad una serie di condotte estorsive, consistenti nella imposizione di una percentuale sui proventi di ogni transazione relativa ai prodotti ortofrutticoli, condotte di cui ampiamente riferisce il collaboratore Pirozzi, ed ampiamente riscontrate in numerose captazioni: »Una cosa è il trasporto ed una cosa è la provvigione«, come non si stancavano di spiegare ai ‘padroncinì abilitati ad operare sotto l’egida del clan. Il dato complessivo emergente dall’ordinanza cautelare, quindi, è quello di un mercato totalmente sottratto alle libere leggi della concorrenza, ove non è consentito a chiunque di operare, né tantomeno è ammesso l’accesso ad operatori commerciali che volessero praticare prezzi concorrenziali per accaparrarsi fette di mercato. Contestualmente alle 20 ordinanze, è stata data esecuzione, in Campania, Lazio e Sicilia a un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di Napoli, nei confronti degli indagati (40 in totale), delle società di trasporto, dei mezzi coinvolti e dei beni immobili ad esse riconducibili, valutato in svariati milioni di euro.

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