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Calcioscommesse, altri 15 arresti per Dirty Soccer

Un marciume nauseabondo: non ha usato mezzi termini il capo della squadra mobile di Catanzaro, Rodolfo Ruperti, per descrivere i sentimenti provati durante le indagini sul calcioscommesse che hanno portato all’operazione Dirty soccer che ha avuto un nuovo sviluppo con l’arresto di 15 delle persone già sottoposte a fermo il 19 maggio scorso.

Ieri, infatti, gli investigatori della mobile hanno riportato in carcere alcuni dei fermati, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del sostituto procuratore antimafia di Catanzaro Elio Romano che dopo avere disposto il fermo di una cinquantina di persone, ha chiesto al gip provvedimenti cautelari nei confronti di 31 persone, 26 delle quali già fermate. Richiesta accolta in parte dal giudice che ha disposto il carcere per cinque, gli arresti domiciliari per altri dieci e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. È caduta la contestazione dell’aggravante di avere agevolato la cosca di ‘ndrangheta degli Iannazzo di Lamezia Terme – ipotizzata per la presenza di uno degli elementi di spicco della consorteria, Pietro, consulente di mercato nel Neapolis – ma il giudice ha comunque riconosciuto l’esistenza di due organizzazioni di cui facevano parte, a vario titolo, dirigenti, allenatori e calciatori, dedite a truccare le gare per poter ottenere vincite alle scommesse.

«Siamo rimasti nauseati dal marciume che abbiamo trovato intorno al calcio» ha commentato Ruperti spiegando poi che «al di là della rilevanza penale, non c’è stata telefonata intercettata in cui non si parlava di gare truccate, tant’è che abbiamo anche dovuto fare una scrematura delle millanterie».

In carcere sono finiti Pietro Iannazzo, consulente di mercato del Neapolis e ritenuto elemento di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta (che era già detenuto per associazione mafiosa); Mario Moxedano, presidente Neapolis; Mauro Ulizio, dg Monza e dg di fatto del Pro Patria; Raffaele Pietanza, uomo fiducia di Massimiliano Carluccio e Marcello Solazzo, altri due indagati; ed Edmond Nerjaku, imprenditore e finanziatore. Altre dieci persone sono andate invece ai domiciliari.

Nell’inchiesta sono finiti anche nuovi indagati, fra dirigenti e calciatori del campionato di Eccellenza Calabria, accusati di avere truccato le partite Paolana-Palmese e Castrovillari-Scalea, entrambe del 29 marzo scorso, per consentire al Sambiase – formazione del lametino – di evitare la retrocessione. E questo non è altro che un nuovo step di una indagini che, ha assicurato Ruperti – in procinto di lasciare Catanzaro per assumere la guida della squadra mobile di Palermo – va avanti con celerità anche per consentire alla giustizia sportiva di fare il proprio compito prima della definizione dei calendari.

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